Settimana n. 11: consolidare e conquistare. La sconfitta dei punti deboli

ImmagineBè, questo è un capitolo su cui potrei scrivere una tesi. Le disordinate croniche lo sapranno meglio di me: ogni tanto ci si ammazza di fatica, si tira la casa (o la stanza o la scrivania) a specchio, ma poi inesorabilmente giorno dopo giorno le cose tornano ad accumularsi e in breve il caos regna di nuovo come prima.

In particolare ci sono cose che non riusciamo mai a gestire, se non con un forte autocontrollo, ovvero con l’attenzione costante e implacabile a non creare disordine. Uno dei miei punti deboli, anzi forse il peggiore in assoluto, è sempre stato la mia camera.

Ci passo pochissimo tempo, ed ha un letto, una grande libreria, un armadio a tutta parete che condivido con mio marito (o per meglio dire io ne occupo i 5/6), e tre grandi scaffalature (due con ante e una senza) adibite rispettivamente a scarpiera, contenitore per borse e altri accessori miei e contenitore dei miei lavori creativi.

Tutto rigorosamente infilato in scatole, rigorosamente impilate negli scaffali.

Ma non è mai stato così. La domenica mattina sistemo tutto. La domenica pomeriggio dedico qualche ora ai miei hobby, e tolgo qualcosa dalle scatole, scatole che poi ovviamente lascio fuori posto. Le altre sere pasticcio ancora qualche ora… ma si fa tardi e non rimetto a posto.

Il sabato mattina guardo sconsolata la stanza, e mi dico che serve una bella ripassata… e la domenica mattina ricomincio. Una giostra perversa.

Questo è quel che succede normalmente. Durante le mie ferie estive ho provato a riflettere a lungo su come affrontare questo problema.

Di nuovo, ho buttato molto materiale: 5 scatoloni di vestiti su cui pensavo di speriemntare qualche trasformazione. Siamo realiste, non avrò mai tempo nè capacità sufficienti per fare miracoli. Alla Caritas potrebbero farne uso migliore.

In questo modo ho liberato due ripiani, che ho lasciato vuoti.

Poi ho tolto tutto dalle scatole, e le ho riempite di nuovo, ma dividendo in contenuto in modo più razionale, con una bella etichetta sull’esterno. Così so dove si trova cosa.

Nei due scaffali vuoti ho sistemato delle scatole, vuote, per i progetti in corso.

Significa che ogni volta che inizio qualcosa che non finirò subito, lo metto lì.

Non ho ancora risolto tutti i miei problemi, perchè ogni domenica mattina devo svuotare queste scatole e rimettere i progetti in corso nelle scatole originarie, se nel frattempo non ho terminato quel che stavo facendo. Ma almeno non ho più cianfrusaglie in giro.

E poi ho visto che in questo modo sono più motivata a iniziare un lavoro e portarlo a termine. Nelle ultime tre settimane il mio rituale della domenica mattina è stato quasi irrilevante. E’ una soddisfazione.

Adoro la parola routine. Ho passato una vita a combatterla, e invece è la soluzione dei miei problemi!

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