Settimana n. 22: organizzate sì, maniache no. L’uso (o l’abuso) delle etichette

dispensa interessanteLo impariamo da bambine, ancora alla scuola materna: tutti i nostri piccoli oggetti hanno un’etichetta col nostro nome. Ancora non lo sappiamo, ma si chiama organizzazione. E’ un’abitudine pratica e funzionale, che semplifica di molto la vita, in certe occasioni (penso alle maestre che fanno scrivere il nome sulle matite colorate degli alunni). Io, organizzatamente disordinata, ho sempre fatto un grande uso di etichette, per forza… con tutte le scatole che riempivo! Anzichè dover riaprire ogni volta la scatola, leggevo il contenuto all’esterno. Continuo a farlo con il cambio di staglione: all’esterno delle scatole scrivo sempre cosa ho infilato. Tutti i miei materiali da bigiotteria sono contenuti in scatole da sigari (con grande valore affettivo) e hanno una piccola etichetta scritta col pennarello rosso. Sono una grande fan di questo modo di organizzare gli oggetti (foto qui sotto: il mio armadietto delle perle. Sembra disordinato, ma è funzionale. So sempre dov’è ogni cosa, sono divise per colore, per forma, per materiale, e scusate se è poco!)scatole hobbyQuel che non capisco invece è la necessità di scrivere ‘riso’ su un vaso trasparente che continene riso. A che serve? Ecco, quando ci si fa prendere la mano e al funzionale si sostituisce il decorativo, là davvero io non ci sto più.

Ovvio che tra una cosa funzionale e brutta e una funzionale e bella si scelga la seconda. Meno ovvio se questo comporta una spesa non giustificabile e un investimento di tempo incomprensibile. Mi sentirei scema, a scrivere etichette dove non servono.

L’ho fatto i primi tempi in cui vivevo in Belgio e volevo imparare in una volta sola francese e fiammingo… e allora su tutto (barattoli, ma anche tazze, strofinacci, porte, ecc) scrivevo il bigliettino con il nome nelle due lingue. Ok, quello è un caso limite (e ho imparato solo il francese).

Quando ho iniziato a seguire questo programma di riorganizzazione in 52 settimane mi è piaciuto molto lo spirito essenziale: fate ora, magari in modo sommario, ma fatelo. E se non è necessario, non comprate nuovi oggetti per la vostra riorganizzazione, l’obiettivo è eliminare, non aggiungere!

Spesso le etichette sono necessarie perchè abbiamo troppa roba. Ho un po’ il sospetto che ci innamoriamo dell’idea di tante scatole (vasi, ceste, ecc) tutte uguali, con la loro bella etichetta che fa vecchia drogheria… sottolineo il tante. Ci innamoriamo dell’aspetto decorativo. L’obiettivo, non dimentichiamolo, è una casa essenziale. O, almeno, quello è il mio obiettivo. E mmi mancano ancora solo 30 settimane per portarlo a termine 🙂

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9 risposte a Settimana n. 22: organizzate sì, maniache no. L’uso (o l’abuso) delle etichette

  1. hwtania ha detto:

    “scrivere ‘riso’ su un vaso trasparente che contiene riso. A che serve?” hahaha questa domanda me lo sempre posta anche io 😛
    L’idea delle tante scatole etichettate credo sia un sintomo di quella malattia chiamata perfezionismo (a cui a quanto pare sono affette le americane e gli svedesi di ikea). L’idea è bella e decorativa.. e ammetto che anche io cado nel tranello, perchè quelle immagini affascinano da morire, ma è pur vero che per far ciò bisogna spendere soldi per comprare scatolame ecc.

    • Ci ho messo un bel po’ a capire che dietro l’idea di massima organizzazione trasmessa da Ikea si nasconde un’istigazione al perfezionismo… e Pinterest ha fatto abbondantemente la sua parte, con migliaia di immagini di case (cucine, dispense, lavanderie, ecc) perfettamente allestite, tanto affascinanti qunto ingestibili. E’ facile cadere nel tranello, ed è anche, in fondo, un altro modo di esser conformisti ed omologati (quando invece si è convinti del contrario!)

  2. madoka77 ha detto:

    Beh… scrivere riso su una vaschetta trasparente… effettivamnete a primo acchito sembrerebbe stupido… ma… riso basbati, arborio, canaroli… cambia! Inoltre… penne… se ci aggiungi anche il tempo di cottura tutto prende un senso! Io ho la dispensa piena di mezze penne… e ci fosse un barattolo con lo stesso tempo di cottura!!! Inoltre… a dirla tutta…. non sopporto le etichette vere e proprie perchè quando le devi staccare…. divento matta e mi lasciano il barattolo appicicaticcio.. .così… uso lo scotch carta.. .che si leva in maniera fantastica!! 🙂

    • Laura A. ha detto:

      Io vado un po’ più sul pratico, magari non sarà il massimo, ma il mio obiettivo è avere la pasta, riso, cereali ecc. sotto vetro al riparo da eventuali naturali insettini. Questo è l’obiettivo primario, per cui qualche scatola Ikea di quelle con il dispenser, oppure qualche barattolone carino recuperato da confezioni di miele o simili, ci schiaffo dentro il tempo di cottura e la data di scadenza ritagliandogli direttamente dalle confezioni originali e ti saluto… Per ora mi va bene così, anche perché sono barattoli chiusi negli armadietti della cucina. E per me, che ho sempre ammirato quelle foto con le cose tutte ordinate e allestite in bella mostra, vi assicuro che è stata una enorme conquista!

      • madoka77 ha detto:

        Anche io stesso motivo… e stesso modo… trovò anche comodissimi i contenitori dei cinesi.. s impilano bene e occupano poco spazio

      • io tengo tutto nelle loro confezioni originali, se sono aperte chiudo con una molletta, se sono scatole di cartoncino, chiudo col nastro adesivo. Ho le foglie di alloro in credenza 🙂 Tutto il resto è ancora uno sforzo mentale a cui non riesco ad arrivare. L’obiettivo mio, confesso, è di avere sempre meno cose anche in dispensa. Zucchero e sale stanno nei barattoli, ma sono in posti diversi, i coperchi hanno un colore diverso, non dovrei confondermi. Spero.

  3. Ah, e i contenitori cinesi come sono?

  4. Chiara ha detto:

    Scrivere RISO sul barattolo trasparente che contiene il riso serve a capire a colpo d`occhio che il riso è da acquistare quando il barattolo è vuoto (magari perché altri componenti della famiglia lo hanno usato tutto senza avvisare) 🙂

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