Settimana n. 46: che fare delle cose che scarti?

liberarsi delle cose inutiliDiamo per scontato, a questo punto del percorso, che sappiamo benissimo che per poter gestire facilmente la casa dobbiamo liberarci -a più riprese, progressivamente, ma per sempre- di tutto ciò che non ci serve, e/o non ci piace e/o ci fa stare male e/o è brutto/rotto.

Io che conservavo l’impossibile ho sviluppato un certo automatismo, ormai, e riesco a far uscire di casa oggetti che pure ho desiderato, comprato (a volte anche a caro prezzo) e che rappresentano ancora qualcosa, a livello emotivo. E allora perchè me ne libero? per dar la possibilità ad altri di usarli, giacchè a casa mia non hanno alcuna utilità.

Un esempio: un lampadiario comprato poco prima del matrimonio per la casa di Rimini in cui vivevamo allora. Bello, essenziale, elegante e costoso, in vetro di murano sui toni dell’azzurro: perfettamente adatto per un posto di mare… ma ora vivo sulle Dolomiti, la casa è decisamente country, sui toni del beige e del bordeaux. Valore affettivo e valore economico, certo: ciò non toglie che la preziosa scatola sia rimasta per 15 anni in soffitta… Vogliamo ammettere che lassù, in mezzo a mille altre cose, me ne ero dimenticata, ed era del tutto inutile? Per alcuni giorni, dopo averlo ritrovato, mi sono chiesta cosa farne, con una mezza idea di venderlo su ebay (fare le foto, l’inserzione, e poi imballarlo, spedirlo… mi sembrava un lavoro piuttosto lungo, ammesso, naturalmente, di trovare un acquirente!)… Possiamo dircelo francamente: ripromettermi di venderlo, per me, equivaleva a dire ‘per ora lo tengo in soffitta, poi si vedrà’. E poi un’amica, separata da poco e con due bimbi piccoli, mi dice che si trasferirà nel paesino di sua madre, a pochi km da Venezia… continuo? ora il lampadario è di nuovo nel suo ambiente naturale, e chissà quante volte lei, guardandolo, si ricorderà di me 🙂

In generale ho scelto di non vendere nulla, per due motivi diversi, ma altrettanto importanti: il primo, l’avrete intuito, è che sono abbastanza pigra (e temo che l’idea della vendita possa essere utilizzata per accantonare, anzichè eliminare), il secondo, più sottile, è che non voglio darmi degli alibi per continuare a comprare, dicendomi che poi, al limite, posso rivendere le cose e non perdere del tutto i soldi spesi.

Ecco perchè regalo, e basta: è anche questo un modo per ‘punirmi’ per acquisti impulsivi e smodati… e credetemi: a me, come monito, serve!

Regalo tutto (quel che, ovviamente, non butto perchè inutile e/o inservibile) e in genere faccio una divisione tra ciò che porto ai centri di raccolta (casa-famiglia, caritas, centro missionario) e cose che invece regalo a qualcuno che so potrà apprezzarle (mobili di famiglia, oggetti o abiti che hanno un certo valore ecc).

Quando studiavo a Venezia vivevo da un’adorabile nonnina (di cui ho già parlato in altre occasioni) che aveva una splendida abitudine: regalava sempre uno dei suoi piccoli tesori a chi andava a trovarla. Diceva che le cose belle sono fatte per essere godute, e tenerle chiuse nei mobili è come condannarle a morte… Ecco, io ho scelto di fare come lei: non vuol dire che ogni volta che la mia vicina sale a scambiare due chiacchiere le offra un regalino, no… ma mi piace l’idea di scegliere fra le mie cose qualcosa da regalare a chi mi vuole bene, a condizione, naturalmente, che poi questi non si sentano in dovere di ricambiare…. 😉

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4 risposte a Settimana n. 46: che fare delle cose che scarti?

  1. Laura A. ha detto:

    Anna, sei il mio mito! Vorrei avere un terzo della tua determinazione e risolutezza. Però voglio raccontarti che ieri, cercando una particolare fotografia che avrebbe dovuto ricordarmi quale anno fosse un certo evento (e ovviamente non lo ha fatto…) mi sono impelagata in un paio di cassetti “dell’orrore” pieni di cose della famiglia di origine (di tutto e di tutti un po’, “gentilmente” lasciati a me che sono rimasta in quella casa…). Non li toccavo da 10 anni. Mi veniva la nausea al solo pensiero di riaffrontare ricordi e dolori, per cui ho sempre evitato. Ma ieri (anche senza timer) un’oretta l’ho passata a prendere documenti vecchi, manuali d’uso di oggetti che son stati già eliminati, appunti vari… ci ho trovato persino documenti dei miei nonni paterni e di altri parenti che non so davvero cosa ci stessero a fare lì… Non ho finito, ma di due mezzi cassetti se ne può fare uno e ritrovarmi fi-na-l-men-te un cassetto libero per le MIE cose… L’è dura ragazzi, ma c’è la faremo… :-))

    • Laura A. ha detto:

      Oops… “ce” la faremo… (questi correttori automatici che nessuno interpella…) 😀

    • certo che ce la faremo… (a proposito, sapessi quante figure mi fa fare il correttore…)! io senza timer sono persa, nel senso che magari le faccio, le cose… ma le trascino lunghe lunghe come se avessi tutto il tempo del mondo davanti a me! penso sia un passo verso l’evoluzione riuscire a farne a meno (usando lo stesso tempo) Ho pensato spesso alla tua situazione, non dev’essere affatto facile convivere con stratificazioni di ricordi di cui si è involontariamente depositari… ma pian piano acquisisci il diritto di possesso, più passa il tempo e minore è il titolo che gli altri possono rivendicare… e vedrai che quasi tutto si svuoterà del peso affettivo, e si rivelerà per quel che è: oggetti inutili, di cui liberarsi!!!

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