Cambiamento n. 4: saper prendere le cose come vengono

prendere le coseEcco un cambiamento che, nel mio caso, è rimasto una trentina d’anni nella liste delle buone intenzioni, ma che poi, finalmente, ho deciso di mettere in pratica. A cosa serve imparare a sviluppare una discreta elasticità nel gestire le situazioni? Di me si è sempre detto che sono (ero) rigida, schematica, rigorosa in modo esagerato e questo, ammettiamolo, non è proprio un gran bel complimento. Finchè tutto va secondo i piani non ci sono problemi, ma pare che gli imprevisti irritino, frustrino e stressino molto chi non è capace di affrontarli con rapidità.

Essere aperti ad ogni prospettiva ed accettare serenamente quel che ci capita è davvero una gran bella qualità, anche perchè solo in questo modo possiamo cogliere ciò che è positivo in quei cambiamenti che, normalmente, ci spaventano.

La sfida è dunque di sviluppare la nostra capacità di gestire i cambiamenti, essere flessibili e semplificarsi la vita.

Già, ma come si fa? Ecco quel che ci suggerisce Leo Babauta:

  • per una settimana ripromettersi di non lasciarsi andare ai soliti noti comportamenti di sfogo quando si è arrabbiati, tristi, irritati, ecc.;
  • annotare le situazioni che ci provocano queste sensazioni (il collega invadente, gli automobilisti imbranati, ecc);
  • inventarsi un modo per ricordarsi i propri buoni propositi quando si creano le situazioni di cui sopra (un post-it ‘flylady style’, un nodo sul fazzoletto, un bracciale al polso ecc);
  • in quei momenti prendersi una pausa, registrare mentalmente l’emozione che sentiamo nascere dentro di noi, respirare. L’importante però è non reagire;
  • farsi questa domanda ogni volta che stiamo per innervosirci: cosa mi aspettavo? le risposte, lo sappiamo già, sono irrealistiche: che il collega fosse più scrupoloso, il pedone più attento, i bambini più obbedienti… La realtà è un’altra: la cosa migliore è prenderne atto, accettarla com’è, vederne i lati positivi (o non guardare solo quelli negativi);

Questo percorso mentale può essere ripetuto tutte le volte che vogliamo (o che ci ricordiamo), almeno una volta al giorno altrimenti è difficile pensare che vogliamo davvero ottenere dei risultati.

E’, chiaramente, un cambiamento che richiede tempo ed energie, si tratta di demolire dei riflessi condizionati costruiti e consolidati nel coso di anni o decenni. Anche nella ricerca del cambiamento serve flessibilità: l’importante, dice Babauta, è esercitarsi ogni volta che ce ne ricordiamo, e questo, alla lunga, ci sarà d’aiuto.

A questo proposito dovrei anche raccontarvi di un meraviglioso libricino letto di recente, e che mi sta aiutando a prendere le cose con molta più leggerezza. Sarà uno dei prossimi post, lo prometto! vi anticipo però il titolo (purtroppo, per quel che ne so, è disponibile solo in francese): J’arrete de raler (= smetto di brontolare). Interessante, vero?

 

Per chi si fosse perso le puntate precedenti di “52 cambiamenti”:

  • Il libro ’52 cambiamenti’ di Leo Babauta: qui
  • Cambiamento n.1- la meditazione: qui
  • Cambiamento n.2 – l’anti-procrastinazione qui
  • Cambiamento n.3 – camminare: qui
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6 risposte a Cambiamento n. 4: saper prendere le cose come vengono

  1. Io mi ritengo una persona abbastanza flessibile, anche gli altri lo dicono di me! Ma delle volte mi accorgo di aspettarmi ‘qualcosa’ da determinate persone e rimanerci male! Mi faró un bel nodo al fazzoletto per ricordarmi di non arrabbiarmi e non aspettarmi niente di diverso da quello che la realtá mi propone!

    • …da quando mi sono riproposta di non arrabbiarmi più mentre guido (e prima competevo alla pari con uno scaricatore di porto) arrivo a destinazione con molta più serenità… ci vuole un po’ di impegno, ma non è una sfida impossibile ed i guadagni in benessere sono decisamente notevoli!

  2. claudia ha detto:

    buona resilienza, allora!
    ottima l’idea del braccialetto come promemoria, mi ricorda i nodi al fazzoletto che faceva mio padre per ricordarsi le cose, una mia zia invece appoggiava sulla tavola una molletta da bucato….questo voleva dire che la tavola doveva essere ben sgombra!!!!:-D

    • avevo deciso di mettere un anello al dito per ricordarmi che in auto io non devo più dare il peggio di me, sono pur sempre una signora. Abituata da sempre ad avere le mani nude, l’ho tolto inconsapevolmente chissà dove e chissà quando, dimenticandolo, appunto, chissà dove (e chissà quando). Il braccialetto pare funzionare meglio 🙂 chissà se durerà!

  3. Anna ha detto:

    Ciao
    questo post sembra fatto per me!
    Mi infastidisco spesso soprattutto per atteggiamenti di alcune persone….poco coerenti, che dicono e poi non fanno, che fanno finta di non vedere oppure di non sentire, che dicono di non saper fare le cose perché altrimenti gli tocca farle…e l ‘elenco non finisce qui. Non sono brava a perdonare e nemmeno a evitare di arrabbiarmi. Veramente non mi arrabbio più. Ho fatto già un bel lavoro su di me; sto calma a differenza di quando ero bambina che mi infuriavo! Ma come imparare a chiudere tutti i canali tipo orecchie occhi naso bocca e andare a vanti per la propria strada? I braccialetti li ho da tempo, forse due anni. Proverò allora a scrivere. A questo non ci avevo pensato. Grazie per i consigli!!!

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