Il piacere di gestire la casa (in modalità zen)

casalinga zenCome vi ho detto mille volte, sono sempre stata molto interessata a tutte le tecniche, più o meno miracolose, che promettessero di insegnare un metodo vincente di gestione della casa.

Ahimè, ero sì avida lettrice ma mi sfuggivano i concetti più importanti, ovvero che una casa strapiena in cui tutto è ammassato senza un suo posto preciso non potrà mai essere ordinata, nè trasmettere serenità a chi ci vive! E, soprattutto, ero seriamente convinta di non avere nulla di superfluo: l’unica cosa di cui sentivo la mancanza erano mobili più capaci, e nuovi spazi da riempire.

Una volta mi imbattei in un articolo sul piacere di fare le pulizie, un ossimoro affascinante che apriva insperate prospettive. Fino ad allora il piacere (maniacale) di pulire l’avevo visto solo nella zia Vittoria, che si eccitava vedendo una ditata sulla credenza, iniziava ingordamente a strofinare  e poi contemplava la sua casa asettica in impaziente attesa di un nuovo granello di polvere da assalire… No, il piacere di cui parlava quell’articolo sembrava una cosa diversa: intuivo allora che, se mai ci fossi arrivata, avrebbe significato aver trovato la pace interiore (quanti anni se ne sono andati, infatti, in guerre e conflitti tra l’Anna disordinata e quella implacabilmente perfezionista?)

All’epoca non ero in grado di far mio l’insegnamento di quell’articolo ma qualche mese fa, finalmente (‘ogni cosa a suo tempo‘, diceva sempre la mia adorata nonnina), ne ho compreso appieno il significato (grazie anche alla benefica scoperta del Manuale di pulizie di un monaco buddhista, per il quale non ringrazierò mai abbastanza Laura!)

E, infine, ritrovare (e leggere compulsivamente) Babauta* è stato fondamentale, ho sempre la sensazione che mi prenda per mano e mi spieghi in modo elementare come impostare la mia vita alla semplicità per trarne il massimo del beneficio, e ne sono entusiasta: è davvero quello che volevo, e mi piace così tanto!

Per quanto riguarda la gestione della casa parte da due presupposti che ormai mi apprtengono completamente, ovvero che il disordine è la manifestazione

  • a) di un attaccamento al passato;
  • b) della paura ci ciò che potrebbe riservarci il futuro.

Da ciò spiega che, invece, liberarsi del disordine ci consente di vivere pienamente (e consapevolmente) nel presente e, infine, che l’atto stesso di pulire e sistemare la casa ci allena alla consapevolezza e ci aiuta a raggiungere serenità e benessere. Sembrano banalità: concrentrarsi su ciò che si sta facendo in quel preciso momento, anzichè (per esempio) pulire pensando a ciò che si cucinerà per cena o alla discussione col direttore…

La consapevolezza delle proprie azioni (dal camminare al mangiare all’ascoltare qualcuno che ci parla) è esattamente il contrario dell’inflazionatissimo e poco salutare multitasking, e non è affatto così semplice da mettere in pratica… Mi sto allenando, e spesso sorprendo la mia mente totalmente altrove, ma questa è la mia strada, e sono così felice di averlo capito che… pulisco davvero con piacere! Chi l’avrebbe mai detto, zietta cara?! 🙂

E, a proposito di Babauta (e non solo) non posso non segnalare l’interessante blog di Renato: Hope – Guarda la luce della speranza!

—————-

*(Leo Babauta, L’art d’aller à l’essentiel oltre a Dominique Loreau, Faire le ménage chez soi, faire le ménage en soi)

 

 

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2 risposte a Il piacere di gestire la casa (in modalità zen)

  1. Laura A. ha detto:

    Cara Anna,
    leggere nelle tue righe tutti i miei punti deboli, con i quali combatto ormai da molto tempo e purtroppo con molto poco successo, così concentrati tutti in mezza pagina, mi ha fatto un certo effetto. Sei arrivata a conclusioni che anche io, per me, ho trovato ma con molto più tempo. La consapevolezza ce l’ho da molto ormai, ma sono lenta (e molto stanca) nel trovare il modo di ingranare. Proprio in queste settimane ho capito che la chiave di volta è proprio nel fatto di LIBERARSI dell’ingombro intorno a me. Altrimenti sarà sempre, tutto, estremamente faticoso: pulire, mantenere un certo ordine quotidiano, dedicarsi ad altre cose.

    Questo mio impegno universitario, aggiunto al lavoro, quest’anno, devo averlo abbastanza sottovalutato. Perché – come ti accennavo già – fatico a stare dietro anche alle routine minime di FlyLady (ne ho consapevolezza, ma alcuni giorni qualcosa la mollo o la faccio in una sequenza non funzionale che mi complica anche il resto). E così, cosciente che il problema non è la routine ma tutto quello che ormai non vedo (e uso) più e che continuo a non affrontare neanche più quei 15 min alla volta minimi, è ora che io mi dia una smossa seria!

    Mi rendo anche conto che per me sono vere tutte e due le condizioni: attaccamento al passato e paura di ciò che potrebbe riservarmi il futuro. Praticamente sto “ferma immobile” e non avanzo, ma forse tendo a retrocedere. Ho “l’alibi” dell’impegno dello studio (o forse non è proprio un alibi visto che non posso farlo a tempo pieno) e quando decido di dover affrontare un cumulo di hotspot (chiamarli hotspot è un eufemismo…) mi vedo che sto “rubando” il poco tempo che ho in cui dovrei studiare. E, viceversa, studio male con il troppo disordine intorno.

    Grazie quindi per questa tua riflessione, che in qualche modo tocca anche me, e che mi fa prendere coscienza che sarebbe il momento che io:
    – riprendessi in mano la lettura del “monaco delle pulizie” (ho ancora un secondo libro promessoti e lasciato a metà… ehm ehm…)
    – affrontassi in modo serio Babauta (che è stato uno dei primi siti che consultavo, senza però scendere mai nella pratica)
    – recuperassi le pietre miliari di FlyLady che comunque, nonostante tutto, continuano ad essere il mio punto di riferimento principale.

    Anche io devo sempre ringraziare te, Anna, che sei diventata e sei sempre la mia bussola per non smarrirmi completamente… 🙂

    • proprio tu, cara Laura, mi hai fatto fare le prime riflessioni sull’uso del timer, ricordi? io continuo a pensare che sia quello l’elemento rivoluzionario del metodo flylady (e non solo di quello, proprio tu mi parlasti del Pomodoro…). Qualche quarto d’ora tolto allo studio a beneficio di un ripiano da sgomberare sarà sicuramente salutare… perchè quei momenti regalano soddisfazione, che non costa niente ma vale tantissimo!!! coraggio!!! 🙂

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