Il vuoto e il (troppo) pieno

mio ufficioIl mio collega e amico morto all’inizio dell’estate mi manca proprio tanto. Sono andata in crisi quando sugli scaffali dei negozi sono ricomparsi i Ferrero Rocher & c. Mi accorgevo che era passato a salutarmi perchè lasciava sempre uno di questi cioccolatini sul mio tavolo, oppure aprendo il cassetto ne scoprivo un’intera confezione. Rivedo il suo sorriso complice e sornione e penso a quella gentilezza d’altri tempi, definitivamente sparita con lui. In questo periodo, per la festa di San Nicolò (che da queste parti sostituisce Natale per i regali ai bambini), mi riempiva di deliziose schifezze che poi centellinavo nelle settimane a venire. Andare a far la spesa è un magone, l’occhio mi cade sempre lì (e mangiarli senza di lui è impossibile, per ora).

Un paio di settimane fa ho deciso di svuotare (di nuovo, ma non lo facevo da un anno) armadi e cassetti nel mio spazio di lavoro -troppo open per chiamarlo ufficio- e ho eliminato veramente tutto.  Ho ceduto l’uso di mobili e contenitori ai colleghi, tenendo per me soltanto un ripiano, peraltro vuoto. Son stata fuori 3 giorni, e al ritorno ho sentito subito un senso di oppressione…. non è stata una buona idea, no. Dalle antine in vetro di quegli armadi e sugli scaffali vedo di tutto, come se fossero usati per depositare oggetti che non avevano un loro spazio nè un loro ruolo. Riviste (di cucina, arredamento, psicologia, fitness e non so cosa ancora), libri (come sopra, più un’infinità di libri omaggio che fornitori, clienti, collaboratori lasciano e che io, solitamente, rimettevo subito in circolo col bookcrossing), carte e scartoffie da perdercisi dentro (per la serie: ora che ho spazio, fotocopio e stampo quasiasi cosa) e poi materiale variamente assortito tipo pennarelli, scatole, poster (arrotolati, ma quanti!), gadget di ogni forma e misura e in più un numero imprecisato di tastiere, mouse, cavi e altri accessori di pc o portatili morti da anni.

La cosa buffa, o triste, è che le colleghe hanno festeggiato con entusiasmo la rivisitazione di questi spazi: trovano che l’atmosfera dello stanzone sia finalmente calda, accogliente, intima, familiare (e hanno usato sicuramente anche altri aggettivi che non ricordo). Quando ho visto comparire su una parete proprio davanti a me una tegola decorata a decoupage ho capito che d’ora in poi potranno usufruire liberamente anche della mia scrivania… io adesso cerco ogni scusa per lavorare ovunque ma non lì, chè mi manca l’aria.

Ho una domanda, ovviamente: ma possibile che io per tanti anni sia riuscita a lavorare, e pure bene, in un’atmosfera così piena di cose inutili???

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5 risposte a Il vuoto e il (troppo) pieno

  1. ideepensharing ha detto:

    Ti capisco, nel mio “ufficio” eravamo in 4 fino a pochi mesi fa, due molto ordinati, scrivania sgombra con solo l’essenziale sopra, pc, telefono, portapenne e un quaderno più il lavoro da sbrigare, e due la cui scrivania sembra il pavimento di una stanza da imbiancare, carta e ciafrusaglie ovunque. E si lamentano sempre che devono riordinare. Fatalità sono anche le due persone che hanno scrivanie più grandi, più spazio e più armadi…vorrà dire qualcosa?

  2. claudia ha detto:

    ahhhhh l’ordine d’ufficio…..impossibile! anche noi ci siamo appena trasferiti in un ufficio più grande e soprattutto con tre pareti piene di armadi….però le pratiche sembra che abbiano un amore folle per i piani delle scrivanie, se le chiudi dentro si sentono in gabbia??? non so, tutte le volte che ci provo, ad avere il piano sgombro e un po’ in ordine, qualcun altro mi sbologna qualcosa……

    • io non ho pratiche cartacee e cerco di non stampare mai nulla se non indispensabile, ciononostante in un anno avevo accumulato tre scatoloni di scartoffie e la bellezza di 44 penne. Come dire che ho ancora molta strada da fare… 😦

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