La seconda grande lezione: se sei indeciso tra tenere qualcosa e buttarla, buttala senza rimpianti!

ciao vecchio walkman!.jpgLa mia generazione è stata prevalentemente educata ad avere il massimo rispetto per il cibo e per le cose: non si butta niente, a meno che non sia strettamente necessario farlo. E io ora  sono più che mai convinta che questa sia la vera strada per non sprecare nessun tipo di risorsa… a condizione, però, di ridurre drasticamente quello che abbiamo (cibo o beni materiali che siano). Grande sostenitrice nella teoria, mi sono in realtà ritrovata ad acquistare, consumare e poi conservare molto più di quello di cui avrei veramente avuto bisogno (ma di questo parlerò in un altro post). Il punto è che anche le cose che ad un certo momento della mia vita erano assolutamente necessarie, poi sono diventate obsolete… senza però che io volessi o sapessi liberarmente. Questo è stato uno dei grandi errori nell’organizzazione della mia vita: ora che lo so, cerco di porvi rimedio 🙂

Prendiamo il Walkman della foto: perchè era finito in soffitta (e ci stava probabilmente da una ventina di anni)? Immagino che un bel giorno abbia smesso di funzionare, o sia stato sostituito da un lettore più avanzato, probabilmente l’avrò conservato in qualche cassetto per un po’, non volendo assolutamente separarmene per il legame affettivo che ci univa, (era stato compagno insostituibile di tanti viaggi ed avventure…). Il giorno in cui poi lo tolsi dal cassetto per far posto a qualcosa, scommetto di aver pensato, di nuovo, che non potevo assolutamente buttarlo: ed  ecco che, assieme a tanti altri ‘indispensabili ricordi’ è stato ad impolverarsi per anni e anni, nell’oblio più totale. Ho riempito una decina di scatoloni di oggetti di quel tipo, senza rimpianti, ricordandomi quel che scriveva Terzani in ‘Un indovino mi disse’: “La storia dietro ogni oggetto era quel che ci sarebbe rimasto. Dell’oggetto in sé non ci sentivamo che dei temporanei custodi.” Ecco, la storia rimane, l’oggetto può andarsene…

ciao diari adolenziali! Ho eliminato anche i diari di gioventù: quanti inseparabili quaderni riempiti pagina dopo pagina, per anni, e mai più letti! Io non sono una di quelle che riguarda le cose del passato, soprattutto se molto lontano, forse perchè non ho ancora del tutto chiuso i conti con quel che avrei voluto essere e non è stato (e anche qui, comunque, qualcosa l’ho imparato vuotando la soffitta!). Ho salutato con affetto tutti quei ricordi, ho scattato qualche foto, e li ho affidati serenamente alla campana per il riciclo della carta.

Mi sono imbattuta anche in un’infinità di lettere, cartoline, appunti e schizzi… ero una grafomane appassionata, avevo amici e amori ovunque, e accumulavo scatoloni di corrispondenza di ogni tipo. Ho passato qualche ora a frugare, a caso, tra quelle cose un tempo tanto amate… e prima di lasciarli per sempre ho fotografato soltanto un messaggio di amore, quasi un simbolo di quanto siano effimeri, volatili e deliziosi gli amori giovanili… e stavolta citando Guccini (“Cencio”): Addio amico venuto dal passato per un momento appena, addio giorni andati in un soffio, amici mai più incontrati; s’ciao, giovinezza…  gianni.jpg

 

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La prima grande lezione: ogni cosa inutile che non butti adesso, dovrai buttarla poi

scatoloni di polistirolo.jpgSembra una banalità, ma sapeste quante e quante volte, svuotando la soffitta, ho giurato che non ci avrei mai più messo niente che non fosse assolutamente necessario… e quanto ho stramaledetto la mia abitudine di conservare tutto… perchè tanto c’era posto!

La soffitta è enorme, circa 200 metri quadrati, divisi in 6 stanze: ora, come avete visto, ne ho liberate 2, altre 2 sono parzialmente occupate da mobili, assi di legno e altri pezzi che potrei riutilizzare, le ultime 2, infine, hanno subìto solo una sommaria ripassata, giusto per togliere le cose palesemente più inutili… ma c’è ancora tanto da fare!

Alcuni anni fa (quando iniziai il blog) anche la mia casa era stipata, e coraggiosamente eliminai di tutto, decidendo, con convinzione, che gli 80 metri quadrati in cui viviamo dovessero rimanere il più possibile liberi: l’avere una casa piccola significa, semplicemente, che lì dentro ci devi mettere meno cose. Non ci sono altre soluzioni, e mi va bene così.

In quel periodo avevo parzialmente vuotato anche alcune stanze della soffitta, ma questo non mi ha impedito, negli anni a venire, di congestionarle nuovamente tra libri di scuola dei ragazzi, quaderni, immense quantità di scartoffie legate al mio lavoro, e poi abbigliamento dei ragazzi e di mio marito, materiale da bricolage, acquisti sbagliati, eccetera.

Eppure sapevo che stavo sbagliando… anche se, sempre, trovavo degli alibi per gustificarmi: accatastavo di sopra, per esempio, tutto ciò che avrei dovuto portare all’ecocentro (certo se questo avesse orari più accessibili… ma via, sto cercando un’altra scusa!), dicendomi che ‘alla prima occasione’ ci sarei andata.

Le occasioni per fare ciò che non hai voglia di fare non si presentano mai, se non le cerchi e non le metti in agenda: ed ecco che, alla fine, devi prenderti dei giorni di ferie e far tanti di quei viaggi all’ecocentro (facendo mediamente mezz’ora di coda ogni volta) che poi il personale ti saluta come una vecchia (e stravagante) conoscenza, e a un certo momento qualcuno ti chiede anche “ma scusi, dove le teneva lei tutte queste cose?”

(vedete la foto di inizio post? bene: quello è il polistirolo che ho tolto dalle varie scatole di pc, stampanti e ammennicoli vari, inclusi il forno a microonde comprato dai miei genitori nel ’92, il mio del ’97 e -ovviamente- i successivi… Perchè a casa mia si è sempre tenuto l’imballaggio originale, che non si sa mai… salvo poi dimenticarsene per l’eternità!)

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Di crisi, fatiche e redenzione (svuotando la soffitta) – prima parte

materiale per ecocentro

Sparita per mesi, senza dare alcuna notizia. Non si fa, non va bene. Ma ora vi spiegherò, e sono certa che mi capirete 🙂

Stavo passando un periodaccio, ovviamente in piena apatia e asocialità, leggendo e riflettendo. Poi un bel giorno, ed erano i primi di maggio, ho sentito che dovevo scaricare in qualche modo le mie energie e sono salita in soffitta. Chi mi segue dall’inizio sa che quel posto era diventato, con gli anni, un antro abissale, un immenso, polverosissimo deposito di cose utili, inutili e inconfessabili, in cui, di tanto in tanto, avevo provato a mettere il naso e le mani, andandomene però quasi subito… sconfitta dgli sforzi impossibili che l’impresa avrebbe richiesto.

Non questa volta. In una sintesi fotografica vi mostro dove sono stata nascosta tra maggio e i primi di luglio, 8 settimane che, se non hanno cambiato il mondo, hanno comunque segnato la conquista del mio personalissimo K2. Mancano le foto di partenza: forse, inconsciamente, me ne vergognavo… perchè quel disastro assoluto l’avevo creato prevalentemente io, in vent’anni di accumuli quasi patologici (la foto di apertura, per dare un esempio, mostra la marea di videocassette che avevo…).

Un lavoro immane, ma non so esprimervi quanto sia stato benefico, liberatorio e necessario. Tutto quello che ho letto in qusti anni, da Marie Kondo in giù, ha trovato applicazione pratica e drastica, sia pur vuotando ‘solo’ due delle 6 stanze, (le altre hanno ricevuto una sistemata approssimativa, per ora… ma ci arriverò!)

L’idea, da sempre vagheggiata, era di recuperare spazio per la mia stanza degli hobby… poi ho pensato, invece, di creare un rifugio in cui potesse nascondersi mia figlia, che a luglio sarebbe rientrata dall’anno all’estero e che avrebbe di sicuro faticato a reinserirsi nella nostra piccola casa sui monti.  Per orgoglio, ma soprattutto perchè dovevo in qualche modo purgare le mie colpe, ho fatto tutto da sola… Ho cercato di riciclare più materiali possibili (la soffitta offre di tutto…) e di contenere le spese, per dare un senso a quel che stavo facendo, e mi sembra di esserci riuscita!

Ed ecco la rapidissima fotostoria:

  1. Non lo direste, ma qui le due stanze erano già quasi vuotate! Si comincia a vedere il pavimento libero… ...già quasi vuotata!

2. la cernita è stata drastica e senza appello. Non vi racconto la quantità di viaggi all’ecocentro, alla caritas, alla campana della carta… sempre stipando la mia utilitaria rossa! uno dei tanti viaggi all'ecocentro

 

3. e, in una ventina di giorni (tutti i weekend e ogni serata libera) finalmente avevo ottenuto uno spazio accessibile, ovviamente tutto da pulire:le due stanze

4. dopo aver guardato compulsivamente su you tube ogni possibile video sull’arte della muratura, mi sono dedicata agli intonaci… 4. intonacatura.jpg

5. …scoprendo  che è fondamentale scegliere i guanti adatti perchè la calce brucia, e fa un gran male! 6. dita bruciate dall'intonaco

6…. qui mi vedete all’opera (ho recuperato due specchi da un vecchio armadio che giaceva lì abbandonato, salvandoli dall’ecocentro) 7. e così mi vedete all'opera!

7. oltre alle pulizie di travi e soffitti ho continuato la posa dei pannelli isolanti… 8. pannelli isolanti

8. e poi, giacchè il tempo stringeva e mia figlia stava per tornare, mi sono concentrata su una stanza, con la posa del pavimento… 9. pavimento

9. e -finalmente- ho tinteggiato i rusticissimi muri (col senno di poi ho capito che sarebbe stato più saggio imbiancare prima di posare il pavimento…) 5. imbiancatura

10. ma son soddisfazioni, no? ecco l’angolo relax (sul fondo mancano le ante per chiudere il vano ripostiglio)10. angolo relax

11. e l’angolo riposo (riciclando un vecchio futon ikea che dormiva da anni in soffitta) 11. angolo riposo

12. sono arrivata qui… poi ho dovuto abbandonare il cantiere per dedicarmi a tutto il resto, ma ora approfitterò di alcuni giorni di ferie per continuare i lavori (imbiancatura e pavimento) della stanza principale, e ovviamente vi terrò aggiornati! 12. e l'altra stanza da finire!

Tutto questo lavoro, concentrato appunto in sole 8 settimane (durante le quali ho ovviamente anche lavorato, viaggiato e cercato di non trascurare troppo casa e famiglia) mi ha dato infinite soddisfazioni, e mi ha insegnato molto. E, prometto, ne parlerò nei prossimi giorni, perchè penso sia stata la parte più importante di tanta fatica!

(ps: ovviamente mia figlia è stata entusiasta della sopresa!)

 

 

 

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…e ricomincio (anche) da 50

candeleLa settimana scorsa parlavo di come il mio ‘ritorno all’ordine’ sia partito dal cibo… ma ora non posso non continuare con un altro inizio, catartico, temutissimo eppure (per fortuna) inevitabile: ho compiuto 50 anni. Finalmente… così mi lascio alle spalle questa rogna psicologicamente molto ingombrante.

Io non ho mai accettato l’idea di invecchiare. Nata di marzo, invidiavo le compagne di classe nate alla fine dell’anno perchè festeggiavano il compleanno parecchi mesi dopo di me, e poi invidiavo le due amiche nate il 29 febbraio perchè si risparmiavano 3 volte su 4 l’ansia di quella data. Ho fatto una tragedia per i 21 anni, una mezza depressione per i 30, quasi una malattia per i 40. Alcuni mesi fa, invece, ho deciso che sarei arrivata ai 50 serena, rilassata e soprattutto preparata.

Ho preso alcuni giorni di ferie ed ho organizzato attività che mi piacevano, mi sono messa al centro dell’attenzione, mi sono fatta dei bei regali (come questa collana speciale realizzata da un bravissimo artigiano)africae ho ricevuto attenzioni, coccole e regali davvero inaspettati. E’ stata una ricorrenza vissuta consapevolmente e positivamente e ne sono stata contenta. Caspita, è vero che ho 50 anni… ma perchè dovrei lamentarmi? Ne ho ancora tanti davanti… e potrò fare un sacco di cose, la maggior parte delle quali dipenderà da me. Quindi mi rimbocco le maniche… e vado avanti!  Non ho fatto bilanci ma solo progetti, e ho aperto il cassetto dei sogni, approfittandone per fare un po’ di pulizia anche lì!

e a proposito di sogni, mi hanno regalato la macchina fotografica che desideravo da tempo… ora non ho più scuse e forse riuscirò a riesumare l’altro blog! 🙂

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Ricomincio dal cibo

ciboDurante il periodo di sovraffollamento emotivo dei mesi scorsi ho trascurato alcune buone abitudini, non fino  al punto da rinnegarle, ma quanto bastava per sentirmi a disagio. Ho scoperto  di aver bisogno di ripristinare le routines faticosamente conquistate, e di aver messo dei paletti su punti che credevo ancora precari: il cibo, per esempio. L’aver interrotto la pianificazione dei pasti si è rivelato un errore che ho corretto il prima possibile, non tanto perchè sentissi la necessità di organizzarmi (magari fosi così brava!) ma perchè ho scoperto di non riuscire più a mangiare serenamente quella spazzatura di cui solo poco tempo fa andavo tanto ghiotta.

Alcuni mesi di alimentazione vegetariana e responsabile, in cui ho scelto con cura ogni singolo ingrediente, mi hanno resa molto esigente: la sera in cui ho scaldato in forno una pizza surgelata (mio pasto abituale e adorato per anni!) l’ho trovata ignobile e immangiabile. Ho scoperto che la mia abbondante razione giornaliera di verdure colorate non era sostituibile da nessuno sfizio precotto, semplicemente perchè ormai preferisco quei sapori semplici e soprattutto voglio sapere cosa mangio.

Aggiungiamo che la lettura de Il dilemma dell’onnivoro (se non lo conoscete, ve lo consiglio!) mi è stata oltremodo utile per tornare velocamente ai miei pasti consapevoli… e da lì il passo è stato breve: mangio poco, ma bene, via le schifezze e -udite udite- ho persino eliminato il dolcificante dal mio tè verde. Però, diciamocelo, il tè amaro non mi piace proprio: tutti mi dicono che è solo questione di abitudine, ma allora perchè dopo due mesi ogni sorsata è una smorfia?! 😀

 

 

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Ripresa a passi lenti, alla ricerca di un equilibrio

rasantes kriechtierDall’ultimo post della settimana scorsa, quello che segnava il risveglio, io ho avuto l’influenza e il coniuge la laringite (o era tracheite? non ricordo, ma ovviamente ha rischiato la morte anche in quest’occasione... 😀 ). Per alcuni giorni ho messo da parte casa, lavoro e impegni inderogabili di qualsiasi natura, perchè quando non riesci ad alzarti non hai tante alternative. Ma sapete una cosa? casa, lavoro e vita quotidiana sono andati avanti lo stesso, anche senza i miei affanni. Lezione da ricordare…

Domani rientrerò al lavoro e approfitto di questa domenica grigia e umida -finalmente non piove e non nevica, ma certo non invoglia a uscire!- per riprendere in mano i fili interrotti: quante cose ho trascurato, ultimamente?

Ho ripreso a creare gioielli… e questo è positivo, perchè mi rilassa, mi piace e mi dà soddisfazione… ma crea disordine, e ruba tempo ad altro. Vorrei cercare di stabilire una vera e consolidata routine nella gestione di spazio, tempo ed energie, in modo che il mio hobby sia solo gratificazione, e non fonte di sensi di colpa. Lo so che non è facile, ma è fondamentale per me riuscirci… perchè ci sono già passata, e so che la passione per quello che faccio diventa sempre più forte, fino a mettere il resto in secondo piano… e chi ha letto l’inizio di questo blog sa che non ho nessuna, ma proprio nessuna voglia di correre questo rischio.

Devo conciliare ordine e creatività avendo poco tempo e poco spazio. E’ una sfida… e ho fatto troppi acquisti a tema, ultimamente, per potermi permettere di perderla 😉

(e perchè stavolta la foto è così grande? capirò mai i misteri di WordPress?)

 

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Lost in translation

voodoo dollMi sono ricordata, in queste settimane, che l’inizio dell’anno è generalmente un periodo faticoso per me: stento a riprendere le routines dopo le vacanze natalizie, pago il freddo e la poca luce, e mi sento più stanca e vulnerabile del solito. Questa volta è andata peggio, ero immersa in pensieri e preoccupazioni familiari e poi mi sono ritrovata in mezzo a un imprevisto regolamento di conti aziendale (non a colpi di lupara, ma di demansionamenti e trasferimenti) e -meno razionale di quanto mi sia solito- non ho gestito benissimo la situazione.

Il blog è rimasto a dormire, nel frattempo, ed è stato un bene, perchè avrei dovuto scrivere di impegni trascurati e pulizie frettolose, vestiti buttati alla rinfusa, libri e  scartoffie accumulati un po’ ovunque (e non vi parlo -ma vi lascio immaginare- di che schifezze mi son nutrita!).

Ma tutto passa, per fortuna. Non si può continuare a tenere il muso, al lavoro, anche quando ci sarebbe la voglia di usare un lanciafiamme contro qualcuno. Perdonare no, dimenticare nemmeno, ignorare i problemi manco a parlarne, ma si cerca di ricostruire, e bisogna necessariamente essere ottimisti e propositivi. Si va avanti, le giornate si allungano, ritorna -piano piano, ma è comunque un ritorno- la voglia di fare progetti e di aprirsi agli altri: ecco perchè mi sono imposta, malgrado l’ora, di scrivere assolutamente un post questa sera.

Sono tornata, era giusto dirvelo adesso 🙂

 

 

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