La terza grande lezione: butta tutto quello che ti opprime, e poi starai meglio

libri gettare Dopo aver raccontato qui e qui alcune cose imparate sistemando finalmente la mia soffitta, arrivo a quello che secondo me è stato il momento più importante: l’aver capito che certi ricordi non solo non servivano più a niente, ma mi facevano stare male.

Qualche anno fa avevo intuito questa verità leggendo l’amatissimo libro di Lucia Larese, Spaceclearing: dovremmo liberarci di quegli oggetti legati ad una parte di noi che non ci piace più, o che ha sofferto molto, o che non è stata all’altezza delle nostre aspettative. Faccio un esempio personale, così butto fuori il mio rospo: tutto il materiale acquistato e prodotto per il biennio di specializzazione, mai completato e che, ovviamente, mai completerò (ammesso che esista ancora, ma ne dubito, ho preso un’altra strada da decenni!). In cuor mio sapevo da sempre che quei libri, quelle dispense e tutto il resto riempivano inutilmente degli scatoloni, ma non potevo assolutamente buttarli perchè erano rimasti ancorati alle mie aspettative dell’epoca -deluse, ovviamente, non avendo raggiunto il risultato-. Non ero pronta, ecco, e soprattutto mi illudevo che, avendoli lì, un giorno o l’altro qualcosa sarebbe successo… ma no, in questi casi non succede niente, o meglio, non succede niente di positivo. Ogni volta che salivo in soffitta vedevo quelle scatole, anche senza volerlo, e non ne ero contenta, e immancabilmente scendevo con questo vago senso di fallimento o, nell’ultimo periodo, di malessere diffuso. Al punto che io ormai trovavo ogni scusa pur di non andarci.

Anche quando ho iniziato a vuotare la soffitta ho ignorato il più possibile quelle scatole, pensando comunque che le avrei trasferite tout court in un’altra stanza, ma il giorno in cui ho finalmente messo le mani su quell’angolo infernale mi sono accorta che le mani agivano indipendentemente da me, era come se io stessi a guardare quello che facevano, le vedevo sollevare a fatica le scatole e caricarle in auto, una dopo l’altra: non le ho aperte, non ho guardato il contenuto per l’ultima volta, volevo solo buttarle il più velocemente possibile.

Da quel momento in poi i lavori sono proceduti molto più speditamente, ed è stato un piacere pulire quello spazio finalmente bonificato. Dopo di allora sono finiti nelle rispettive campane anche tutti gli altri oggetti che mi procuravano spiacevoli sensazioni, in quanto testimoni scomodi di acquisti sbagliati, decisioni infelici, dimenticanze, negligenze e così via.

E ora, finalmente, mi sento libera 😀

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13 risposte a La terza grande lezione: butta tutto quello che ti opprime, e poi starai meglio

  1. Michela ha detto:

    Ti seguo da molto ma non ho mai commentato, oggi però non posso proprio farne a meno.
    Appena ho finito di leggere il post ho pensato: mamma mia, che brava!
    Complimenti 🙂
    E adesso tocca a me….
    Michela

  2. Denise Cecilia S. ha detto:

    Ci sono alcuni oggetti e dispense che utilizzavo come operatrice sanitaria, che ancora mi sono utili (e minacciano di esserlo ancora di più in futuro).
    Ma la gran parte è ridondante, così un po’ alla volta sono riuscita a metterci mano… i libri, bellissimi e ancora odorosi di stampa, come sempre sono stati quelli che più ho faticato a lasciar andare.
    Ma come giustamente dici, io non sono più quella persona, non ho più quegli obbiettivi, e tenere in giro cose che me lo ricordano o mi fanno anche solo ipotizzare che qualcosa resti mi fa male.

    • …mi sono resa conto (a posteriori) che quelle cose mi procuravano sensi di colpa del tutto inadeguati… e io, alla mia età, voglio chiudere drasticamente coi debiti del passato! Meglio guardare avanti, no? c’è una mattinata così luminosa ora… sapendo che nel pomeriggio, tanto per cambiare, burrascherà, la cosa migliore è godersi il sole adesso!!! 🙂

  3. Mousymouse ha detto:

    Con i libri come fai? Riesci a venderli o li porti anche tu in qualche biblioteca? Caspita, io ho un capitale in questi scaffali…

    • io negli anni scorsi ho venduto alcuni libri belli ma per me inutili su Ebay (quando ancora avevo voglia e tempo per farlo), poi ho fatto una cernita sommaria: gli indesiderati e i doppioni sono stati tutti regalati (una parte son finiti negli scaffali crossbooking in azienda). Ora ho una ventina di scatoloni in soffitta, in attesa di una sistemazione (qui però servirà la collaborazione del coniuge…).

      • Mousymouse ha detto:

        Grazie. In attesa di sistemazione nel senso che li tieni e li devi organizzare sistemare o che te ne devi disfare ovvero finiranno in piattaforma ecologica?

      • …nei nostri 80 metri qudrati non ci stanno altri libri, quindi periodicamente ne togliamo alcuni (uno o due scatoloni) per far posto a quelli che devono arrivare. Una volta portavo tutto in soffitta… poi ho iniziato la cernita di cui parlavo prima, ed ora negli scatoloni metto solo libri che qualcuno poi pensa di ri/leggere. L’idea sarebbe di ricavare finalmente una stanza-biblioteca in soffitta (ho ancora 4 stanze da sfruttare…) ma sono sempre più convinta che il giorno in cui apriremo gli scatoloni faremo uno spoglio drastico e spietato. Il mio modo preferito per liberarmi dei libri resta comunque il regalarli…ospedali, comunità, o appunto il bookcrossing

  4. claudia ha detto:

    Sono reduce da una settimana forzata (= a scelta dell’azienda) di ferie, durante la quale io e mia sorella abbiamo messo mano alla casa dei nostri genitori, 200 mq in campagna, vuota ormai da 6 anni e che ci è rimasta in gestione, e che ci è servita negli ultimi 20 anni come ripostiglio per tutto quello che non aveva posto nei nostri appartamenti e che ci scocciava buttare….Ecco, è stata durissima, erano anni che ci riproponevamo di “mettere a posto”, ma solo nel senso di riordinare (sposto di qua, ammucchio di là….), ma stavolta, avendo deciso di affittare la casa e per di più in tempi brevissimi, il lavoro andava fatto in maniera definitiva! Anche perchè ridurre 200 mq in una stanzetta di 4×4 metri (che ci siamo tenute) è un’impresa impossibile….e quindi non so quanti sacchi di carta (200 kg, dice lo scontrino dell’ecocentro), di plastica, di stoffe vecchissime (mia madre faceva la sarta e non buttava neanche gli spilli), di oggetti ormai inservibili sono usciti di casa e finalmente spariti alla vista….erano davvero un carico emotivo insopportabile, una montagna da scalare che ogni giorno diventava sempre più alta….Anch’io quest’anno compio 50 anni, sarà davvero questo compleanno o l’annata che decreta che sia ora di alleggerire corpo e anima? Non lo so, so però che durante questa settimana di lavori forzati mi sono sentita pian piano meglio, e so che non avrò più un luogo dove accatastare e quindi non avrò più la scusa di dire “lo porto là perchè so che c’è sempre tanto posto”…mi fa sentire più libera!
    Parentesi 1: anche a me è venuta una gran rabbia a pensare quanti soldi ho speso negli anni e sono andati davvero buttati, ma poi me la sono fatta passare (brutale: se li avessi spesi per drogarmi e poi stare male, decisamente era peggio)…..
    Parentesi 2: è vero, l’orario degli ecocentri sembra studiato apposta perchè non ci si possa mai andare se non prendendo una settimana di ferie!!!
    Scusa per il papirone, ma è stato liberatorio leggere delle tue fatiche e abbinarle alle mie!

    • …grazie per il racconto… eh sì, ci vuole un grande coraggio anche per privarsi dello spazio che si destinava a ricettacolo di tutte le cose inutili! come sto scoprendo in questi mesi, non aver più un’area di rifugio per tutte le carabattole impone veramente di essere severi e selettivi con ogni singolo oggetto che ci passa fra le mani!

  5. Sibemolle ha detto:

    La lettura di questo post e di quelli precedenti e dei commenti mi ha fatto bene, come un liberatorio respiro profondo. A 58 anni mi ha fatto venire la voglia di perdonarmi finalmente per quei sogni che non ho realizzato nel passato, proprio eliminando gli oggetti che me li ricordano inutilmente (ad es. libri universitari mancata laurea) e mi rammentano sensi di colpa ogni qualvolta li vedo o anche solo li penso: provvederò con un lifting alle cicatrici dell’anima. Grazie a tutte!

  6. Michela ha detto:

    Ecco, l’ho fatto… l’avevo detto qui, il 17 agosto, che toccava a me. E oggi l’ho fatto. Ho buttato tutte le lettere del mio primo grande amore, una relazione che ho avuto più di 20 anni fa, che è andata male, che è stata terribile e meravigliosa insieme. Ma tutte le volte che mi capitavano in mano la sensazione era di una tristezza dura come la pietra. Qualcosa che avrebbe potuto essere ma che non è stato (e sono sicura che sia stato meglio così!). Insomma, una zavorra inutile – anche se piccola in termini di spazio – che però pesava davvero tanto. E adesso c’è spazio, per perdonarmi, per lasciare andare, per accettare il passato e guardare all’oggi e al domani con maggiore sicurezza in me stessa.
    Grazie perché i tuoi post mi hanno davvero aiutata!
    Un abbraccio virtuale
    Michela

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