La parete vuota

parete vuota.jpgC’era una volta una libreria, stracarica come tutte le librerie di casa mia. Piena di libri letti, da leggere, nuovi, vecchi, amati, dimenticati, ma anche di scartoffie, oggetti appoggiati e mai più cercati. Di tanto in tanto la riordinavo buttando qualcosa, ma subito dopo gli spazi vuoti venivano riempiti da altri libri che giravano per casa, come se fosse scritto da qualche parte che i suoi ripiani dovessero per forza essere sempre sempre stipati. Io amo i libri, li ho sempre conservati con cura, e li ho comprati (o ricevuti) con gioia fin da quando ero bambina… ma in casa nostra ce ne sono troppi, e spesso non troviamo quello che ci serve (più volte son dovuta andare in biblioteca a procurarmi qualcosa che serviva ai ragazzi, pur essendo certissima di averlo in casa, e magari anche in doppia copia!). Il lavoro di selezione era stato avviato alcuni anni fa, ed allora era stato facile: via quello che non mi piace e che so con certezza di non voler leggere.  Ma poi?

Un bel giorno, durante l’estate, ho deciso di fare un passo molto coraggioso ed eliminare definitivamente quella libreria, avevo bisogno che la stanza fosse più vuota. Ho cernitato con cura il contenuto di ogni ripiano, e poi ho di nuovo passato in rassegna ogni singolo libro che avevo salvato, ponendomi la fatidica domanda “voglio davvero tenerlo?”. Ho capito che dovevo fare uno sforzo e separarmi dalla maggior parte di quei libri per potermi godere veramente quelli che ritengo speciali. L’essere passata agli ebook alcuni anni fa mi ha semplificato le cose… ma abbiamo un’intera stanza letteralmente foderata di libri, cd e dvd, e bisognerà cernitare drasticamente anche lì… prima o poi, che ne dite?🙂

Io sono molto fiera della mia parete vuota. Non ci voglio mettere proprio niente, neanche un quadro. Voglio tenerla così. Un’altra parete minimalista… e pensare che quando iniziai a scrivere questo blog, la mia piccola casa era letteralmente sommersa di cose, o immersa nelle cose. Ecco, queste sono le mie soddisfazioni!

E ora in auto, che si va a Pordenonelegge!!!

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Fai spazio nella tua vita

fai-spazio-nella-tua-vitaUn altro manuale sul decluttering e sul minimalismo. Scritto da un giapponese, per di più… Beh, lasciate che ve ne parli, perchè per me è stata una lettura importante, uno di quei libri che danno la scossa e fanno venir voglia di liberarsi di tutto.

L’autore è un trentaseienne di Tokio, e digitando il suo nome su Google scoprirete  chi è e come vive… intanto ve lo anticipo: si è liberato praticamente di tutto, rimettendoci anche un sacco di soldi, ma ora vive in 20 metri quadrati e possiede non più di una ventina di oggetti. E non si è mai pentito dei soldi persi.

Un caso estremo, certo, ma il suo libro mi ha caricato moltissimo. Ho iniziato a farmi delle domande nuove, tipo ‘ma mi servono così tanti vestiti? e questi libri? e le penne?’ ecc. Ecco, ho capito di aver oltrepassato una soglia: finora ho pensato a buttare l’inutile, ora invece metto in discussione quello che prima consideravo necessario o, almeno, utile.

Imperdibile, fondamentale, per me è stato il terzo capitolo, ovvero le 55 regole per disfarsi delle cose. Leggendolo ho trovato conforto, e ho sentito sgretolarsi le mie resistenze, arrivando a capire quanto bisogno abbia di eliminare, ancora e ancora. Il capitolo successivo poi è la ciliegina sulla torta: ‘altre 15 regole per eliminare più cose‘. L’autore ci dice anche che chi elimina non è migliore di chi tiene tutto, ma la scelta di farlo (se si è convinti) permette di vivere in modo migliore. Vale forse -soprattutto- per chi è scontento e deve in qualche modo ancora fare i conti con se stesso… e lo sapete, io mi ci trovo in mezzo. I miei 50 anni stanno in qualche modo lasciando un segno, mi portano ad un cambio di prospettiva, e questo libro è arrivato nel momento giusto. Non diventerò minimalista, ma son sempre più vicina a capire perchè non ho più bisogno di tutto quello di cui mi sono circondata non solo in questi anni, ma persino nell’ultimo periodo.

Leggetelo, ve lo consiglio. Fai spazio nella tua vita, di Fumio Sasaki. Rizzoli, 2016. 6,99 euro l’ebook e 14 euro il libro (io l’ho preso su IBS ma ovviamente si trova anche il Kindle)

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Il piano di volo… ovvero il ritorno a FlyLady

Da quanto tempo non leggete qualcosa a proposito di FlyLady, sulle pagine di questo blog? Potreste anche aver pensato che, poco alla volta, abbia abbandonato questo metodo a cui, lo sapete, devo molto.

Beh abbandonato no, ma un po’ trascurato sì. Diciamo che alcune abitudini sono ormai consolidate, e non mi rendo nemmeno conto di seguirle tanto sono automatiche (lavello, bagno, biancheria ecc) ma alcuni principi, che pure riconosco essere utili, sono progressivamente stati ignorati. La pianificazione mensile, per esempio: ovvero il dedicare, un mese dopo l’altro, il tempo a determinati lavori che tenderei a trascurare o dimenticare.

Ieri, camminando sola soletta, ho ripensato un po’ al mio rapporto con FL e così ho capito di aver trattenuto dei dettagli, ma sostanzialmente di aver abbandonato il metodo in sé. Lì per lì mi è parso un epilogo naturale e necessario, avendo comunque trovato il mio equilibrio nella gestione della casa… ma poi, riflettendoci meglio, mi son detta che forse varrebbe la pena dedicare qualche settimana a un corso di recupero… perché certe piccole abitudini, come le coccole o la pulizia dell’auto, mi piacevano ed ero felice di averle fatte mie. E, se ricordo bene, ero anche più soddisfatta di quel che facevo…

Ed ecco che, per un po’, tornerò a concentrarmi sulle mail quotidiane del gruppo italiano, che ormai avevo anche smesso di leggere. Sono una persona diversa rispetto a quando FlyLady mi ha insegnato a seguire il suo metodo, Marie Kondo mi ha trasmesso altre abitudini… ma penso valga la pena investire un po’ di tempo in questo ripasso!

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…il decluttering è come gli esami: non finisce mai!

sacco-abitiLe ferie estive sono volate, come ogni anno. Avendo il coniuge convalescente (eh…) stavolta non me le sono proprio godute fino in fondo, ma ho cercato di combinare i necessari grandi lavori in casa con relax e belle camminate.

Ho proseguito (e quasi finito) il cantiere in soffitta (ma racconterò prossimamente) e rifatto la camera di mio figlio (idem), ma non ho ovviamente potuto resistere alla possibilità di svuotare ancora un po’ armadi e cassetti.

Incredibile, veramente, la quantità di cose (abiti, scarpe, cosmetici, accessori) che avevo conservato gli anni scorsi e che stavolta è finita nel sacco. La novità è che non ho nemmeno dovuto rifletterci su: tutto ciò che non era stato utilizzato nell’ultimo periodo, e anche ciò che comunque non mi dava soddisfazione, è stato eliminato.

Non è sempre semplice… prendiamo il mio tubino blu scuro, per esempio: pagato un occhio, mi è sempre stato strettino sul seno, ma mi illudevo che col tempo avrebbe ceduto un po’, o mi sarei rimpicciolita io. Era stato, chiaramente, un acquisto sbagliato: se io dimagrisco calo su pancia, fianchi, cosce, ma sicuramente (per fortuna) non sul seno! E così, anno dopo anno, rimaneva nell’armadio aspettando una chance che non avrebbe mai avuto. La scusa che “è un capo classico, e quindi non passa mai di moda” non vale, se è un abito che non puoi indossare. Elementare… col senno di poi🙂

Mi piace il senso di pulizia interiore che provo dopo una bella sessione di decluttering. Ho imparato a superare i sensi di colpa e non mi pesa più il separarmi da capi che pure ho amato, o che hanno avuto un valore, affettivo o economico che fosse. Niente mi dà più soddisfazione di un armadio sobrio, essenziale, privo di sentimentalismi… anche se, di tanto in tanto, qualche acquisto d’impulso, proprio di pancia, mi capita ancora di farlo!

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Se quattro anni (di blog, e di vita) sembran pochi…

4 anni blogQuest’anno ho finalmente capito una cosa che pure dovevo aver intuito da sempre: agosto è il mio mese preferito. Ci sono le ferie, è caldo (o dovrebbe esserlo) e le giornate sono ancora lunghe… ma soprattutto, o forse proprio per questo, io in agosto sono sempre più ottimista, più propositiva e più determinata del resto dell’anno. Agosto è la mia pausa benessere, e spesso è il periodo dell’anno in cui do sfogo al mio bisogno di muovere le mani, per fare, disfare e rifare ancora.

Ovvio, quindi, che questo blog dovesse nascere in agosto: son passati giusto 4 anni da quel giorno, era una sfida con me stessa, avevo buoni propositi e tanta determinazione…non sono stata sempre coerente, ma ho cercato di andare avanti senza mollare mai. Ecco, l’Anna di 4 anni fa stava cercando di capire come fare ad avere una casa (e una vita) ordinate, sperava di farcela… e si sentiva sola e sperduta, nel mare magnum delle donne iperfficienti e organizzate.

Ringrazio questo blog, che mi ha permesso di conoscere tante persone speciali, e ovviamente ringrazio voi, persone speciali, che mi avete fatto compagnia, post dopo post, mi avete insegnato tantissimo e… siete ancora qui!

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Il tempo per le picole cose: la porticina sul faggio

faggio con porta.jpgNon c’è solo la soffitta, in queste irriverenti giornate d’agosto… approfitto del sole, quando si fa vedere, per godermi delle belle ore di lettura in giardino, all’ombra del grande faggio… il grande faggio.jpgLa lettura, magnifica, dei giorni scorsi mi portava a fantasticare, abbassavo il libro e lo sguardo si perdeva davanti a me… ...manca solo una porta!.jpg…per poi fissarsi, incredulo e incantato, ai piedi del faggio… lo vedete anche voi, no, che lì ci deve assolutamente andare una porta? altrimenti come ci entrano, gli gnomi, nel grande albero?

Non c’era tempo da perdere: subito, di corsa, a cercare il necessario per i lavori di falegnameria! Come al solito mi sono arrangiata con quel che avevo in casa, anche se, stavolta, c’era il problema che il materiale creativo è stoccato in svariati scatoloni in attesa di crearmi la stanzina bricolage di sopra (la fiducia non mi manca di certo!)… e allora, si fa con quel che si trova, l’importante è non perdersi in perfezionismi… Cosa serve? pezzi di legno, ovviamente, poi seghetti, colla, un po’ di vernici e colori e qualche oggetto di recupero! il cantiere è stato interrotto dall’immancabile temporale e dai tempi necessari per far asciugare la vernice, ma si tratta veramente di un lavoretto da un paio d’ore da fare en plein air🙂 l'occorrente.jpgE’ stato divertente, rilassante… e di grande soddisfazione! Mancano ancora i cardini della porta… ma arriveranno, prima o poi… forse!la porticina nel faggio.jpg

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La terza grande lezione: butta tutto quello che ti opprime, e poi starai meglio

libri gettare Dopo aver raccontato qui e qui alcune cose imparate sistemando finalmente la mia soffitta, arrivo a quello che secondo me è stato il momento più importante: l’aver capito che certi ricordi non solo non servivano più a niente, ma mi facevano stare male.

Qualche anno fa avevo intuito questa verità leggendo l’amatissimo libro di Lucia Larese, Spaceclearing: dovremmo liberarci di quegli oggetti legati ad una parte di noi che non ci piace più, o che ha sofferto molto, o che non è stata all’altezza delle nostre aspettative. Faccio un esempio personale, così butto fuori il mio rospo: tutto il materiale acquistato e prodotto per il biennio di specializzazione, mai completato e che, ovviamente, mai completerò (ammesso che esista ancora, ma ne dubito, ho preso un’altra strada da decenni!). In cuor mio sapevo da sempre che quei libri, quelle dispense e tutto il resto riempivano inutilmente degli scatoloni, ma non potevo assolutamente buttarli perchè erano rimasti ancorati alle mie aspettative dell’epoca -deluse, ovviamente, non avendo raggiunto il risultato-. Non ero pronta, ecco, e soprattutto mi illudevo che, avendoli lì, un giorno o l’altro qualcosa sarebbe successo… ma no, in questi casi non succede niente, o meglio, non succede niente di positivo. Ogni volta che salivo in soffitta vedevo quelle scatole, anche senza volerlo, e non ne ero contenta, e immancabilmente scendevo con questo vago senso di fallimento o, nell’ultimo periodo, di malessere diffuso. Al punto che io ormai trovavo ogni scusa pur di non andarci.

Anche quando ho iniziato a vuotare la soffitta ho ignorato il più possibile quelle scatole, pensando comunque che le avrei trasferite tout court in un’altra stanza, ma il giorno in cui ho finalmente messo le mani su quell’angolo infernale mi sono accorta che le mani agivano indipendentemente da me, era come se io stessi a guardare quello che facevano, le vedevo sollevare a fatica le scatole e caricarle in auto, una dopo l’altra: non le ho aperte, non ho guardato il contenuto per l’ultima volta, volevo solo buttarle il più velocemente possibile.

Da quel momento in poi i lavori sono proceduti molto più speditamente, ed è stato un piacere pulire quello spazio finalmente bonificato. Dopo di allora sono finiti nelle rispettive campane anche tutti gli altri oggetti che mi procuravano spiacevoli sensazioni, in quanto testimoni scomodi di acquisti sbagliati, decisioni infelici, dimenticanze, negligenze e così via.

E ora, finalmente, mi sento libera😀

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