Non c’è estate senza decluttering

Finalmente in ferie. Questo sarà un agosto un po’ diverso dai precedenti per una serie di motivi, ma non per questo me lo godrò di meno. Fa tanto tanto caldo, come piace a me, sono quindi bella carica e voglio assolutamente approfittare di queste settimane per fare un rapido giro di tutta la casa, stanza per stanza, alla ricerca di tutto quello che negli ultimi mesi non è servito, e che eliminerò.

Vi chiederete com’è possibile che ci sia ancora qualcosa da buttare, dopo ormai 6 anni di periodiche selezioni sempre più severe…. C’è, c’è. Devo solo star attenta a non esagerare… Io toglierei anche la cucina 😀😀😀😀

I ragazzi ormai studiano fuori regione, e a casa torneranno sempre meno. Stiamo costruendo una routine di coppia, e scopriamo di avere abitudini sempre più minimaliste. Abbiamo disdetto l’abbonamento ad Amazon Prime, di cui eravamo fedelissimi clienti della prima ora, sia perché ormai acquistiamo poco, sia perché preferiamo spendere in negozi di nostra fiducia, senza portarci a casa ulteriore imballaggio che poi bisogna smaltire. Abbiamo rinunciato definitivamente alle riviste cartacee (l’ultimo ad andarsene è stato il National Geographic, che compravamo ininterrottamente da quando abbiamo iniziato la convivenza, quasi 25 anni fa) ed è in corso una selezione drasticissima delle migliaia di libri. Fa male al cuore, ma solo finché non si razionalizza… Caspita, non l’avrei mai detto, ma mi capita sempre più spesso di dover dar ragione a quell’antipatica di Marie Kondo, e di ritrovarmi a seguirne i consigli 😧

Vi avevo lasciato in sospeso con la sistemazione della mia craft room. Anche qui, il lavoro di cernita si è rivelato molto faticoso, e si è svolto in più fasi. Prima ho riunito tutto il mio materiale creativo, cercando di trovargli un posto nella stanza (e se ne sono andate un paio di settimane). Mi sembrava di aver eliminato tutto il superfluo, ma tempo mezza giornata da quando era finalmente tutto a posto, ho capito che c’era ancora troppa roba, e l’organizzazione non era funzionale. Così ho ricominciato, riunendo tutti i materiali per categoria, e tenendo solo quello che mi ispira. Ci vuole tempo, ma sono a buon punto. Nel frattempo continuo anche a dipingere e sistemare i mobili e i contenitori. Visto che non so quando sarà tutto pronto, penso che nei prossimi giorni farò un post della situazione attuale, e bando al perfezionismo!

(nella foto… Una piccola parte dei libri che stiamo salutando!)

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Sì, puoi avere la casa piccola e gli armadi vuoti

Puoi, certo. Se ci sono riuscita io, ci riuscirai anche tu.

Qualche settimana fa ho raccolto lo sfogo di Antonietta, e leggendo la sua mail rivedevo la mia vita di qualche anno fa. Roba, mobili stipati, roba, senso di soffocamento, roba e ancora roba. Il “clic” nel mio caso scattò quando il maritino mi fece capire che la sua pazienza per i miei stoccaggi compulsivi era arrivata allo stremo, ma probabilmente pure io ormai ero pronta a cambiare vita, giacché la casa non mi dava più alcun piacere, ed anzi cercavo di starci il meno possibile.

Sapevo da un pezzo di avere troppa roba, ma ero convinta che il problema fosse la casa piccola. Non avevo un metro quadrato di parete libera in nessuna stanza, ed avevo occupato anche un paio di camere a casa dei miei, per tutte le cose che non sapevo più dove mettere.

Spendevo tanti soldi. Anzi, buttavo tanti soldi, visto che spesso compravo e subito dopo dimenticavo (o perdevo nel caos). Compravo cose, e poi contenitori per non averle in giro, e infine mobili per non avere contenitori in giro. Di questo passo, ho riempito la casa e la soffitta.

In casi del genere le alternative sono due: o si cambia radicalmente approccio, o ci si adatta a vivere così. Ho svariati amici la cui casa pare la caverna di Alí Babà, e li vedo felici, pieni di entusiasmo e del tutto indifferenti al disordine in cui vivono. Non era, evidentemente, il mio caso.

Mi ritenevo una creativa, e quindi necessariamente disordinata. Ma più aumentava il disordine, e meno ero creativa. Dormivo male, uscivo di casa volentieri e ci rientravo con disagio.

Antonietta, sei arrivata anche tu a questo stadio. La casa diventa sporca quando non si riesce più gestire tutto quello che contiene. Ad un certo punto il disordine diventa trascuratezza, e non si ha più il controllo di niente. La buona notizia è che non è una situazione irreversibile, anzi: si può cambiare radicalmente, e non importa se all’inizio il resto della famiglia non collabora. Questione di tempo, e ti verranno dietro. Madama Marla, alias Flylady, dice che il disordine non si è accumulato in un giorno, e non lo si eliminerà in un giorno. È vero, è così.  Dirò di più: bisogna andare per gradi. Comincia col buttare (regalare, vendere, ma in ogni caso far uscire di casa) tutto ciò che in questo momento ti sembra inutile in ogni stanza. Un passo alla volta, un mobile o un angolo dopo l’altro (il mio metodo è stato questo, sia perché allora Marie Kondo non era ancora arrivata, sia perché non sarei mai stata capace di eliminare tutto in una volta sola. Ci ho messo anni, per arrivarci, e ho ancora molto da fare per quanto riguarda libri, foto e dispense dei corsi). Scegliti un metodo e seguilo, finché non sarai sufficientemente forte da poterlo adattare alle tue esigenze.

Fotografa la situazione attuale, e i tuoi progressi. Tieni un diario, un blog, usa i social che vuoi, l’importante è che tu registri i cambiamenti. Usa il timer, che ti consente di gestire il tempo in modo ottimale. Sii veloce e stai alla larga dal perfezionismo. Stai alla larga anche dalle spese, e in questo condivido il pensiero di Marie Kondo: non comprare contenitori, divisori, aggeggi per fare ordine. Usa quello che hai, scatole di scarpe, scatole dei cereali, ecc. Stai cercando di fare spazio, e non lo si fa portando altra roba in casa.

Imponiti una settimana, e poi un’altra, e così via, senza comprare abbigliamento. E poi senza comprare riviste, senza entrare nei centri commerciali, senza cedere alla tentazione del “costa poco, lo prendo!”: non ne hai bisogno, qualsiasi cosa sia. Segna i tuoi risparmi, e regalati qualcosa che ti faccia bene ma non occupi spazio ☺️

Ah, dimenticavo: mettiti delle belle scarpette coi lacci, e immagina che abbiano le ali, e ti sentirai motivata e dinamica 😉

 

 

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Non sai quanta roba hai, finché non la vedi tutta assieme

La sistemazione della mia stanzetta degli hobby prosegue, e con essa anche una miriade di riflessioni sulla difficoltà di combinare l’ordine con la creatività.

Sono molto, molto soddisfatta dei lavori che ho effettuato, soprattutto perché sono riuscita a non essere perfezionista (se avessi sistemato tutti i difetti di muri, solaio e pavimento, probabilmente la stanza sarebbe stata pronta per i miei 95 anni 😀) creando però ugualmente un ambiente confortevole e di mio gusto, a basso budget e ad alto tasso di divertimento.

Vi mostrerò foto in abbondanza quando lo spazio sarà abitabile, il che significa: quando ogni cosa sarà al suo posto. Al momento i mobili sono tutti vuoti, e la roba è tutta per terra. È una mia scelta precisa, ovviamente, perché questa dovrebbe essere l’occasione per cernitare tutto, tenendo solo quello che mi serve. Marie Kondo docet. Ma questo ragionamento, che applico da 5 anni con modalità sempre più estreme, è valido anche per il materiale creativo? Ha senso buttare roba che sicuramente non è utile, ma potrebbe servirmi per le mie ore di relax? Due anni fa ho regalato tanti scatoloni, quasi senza sapere cosa contenessero, e confesso che ora me ne pento, sì, per la prima volta maledico il decluttering spinto… Chi ha hobby simili al mio mi capirà di sicuro 😇.

Confessione per confessione, non credevo però di avere ancora così tanta roba. No, neanche lontanamente. Nel mio immaginario, la stanza sarebbe stata quasi vuota… Mi compativo da sola, ad avere finalmente una stanza grande tutta mia e niente con cui giocare 😎 Quella che vedete in foto è una parte, diciamo un terzo, delle mie carabattole.

Mi aspetta ancora un gran lavoro, dunque. Forse non butterò granché, ma tutto dovrà essere perfettamente ordinato, e tutto nelle scatole**, con cartellini che identifichino il contenuto. Niente plastica, però. Niente contenitori comprati ad hoc, e soprattutto niente di tutto quello che ultimamente si trova in ogni craft room, a qualsiasi latitudine si guardi: sono rimasta basita vedendo che le “stanze creative” di mezzo mondo sono tutte uguali 😧😰

Io ho usato prevalentemente vecchi mobili ikea, e ho capito che li si compra facilmente, perché costano poco e sono funzionali, ma altrettanto facilmente li si dismette, e li si dimentica. Li ho dipinti e sistemati a mio gusto, e quasi tutti hanno cambiato completamente aspetto. Sono felice di aver dato loro una nuova giovinezza. Sarò ancora più felice quando il pavimento sarà liberato… Un paio di settimane  diciamo, e poi ci sarà il taglio del nastro!

(** i miei contenitori saranno di recupero, o realizzati con le mie manine sante… Come i 24 cassettini su misura che andranno a rimpolpare i due vecchi Robin Ikea che vedete in foto, sulla sinistra)

 

 

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Meno cose hai, meno te ne servono. Dal dire al fare

Sapete ormai che passo la maggior parte del mio tempo libero al piano di sopra, per trasformare una parte della soffitta in stanza degli hobby. Ma non è tutto qui… mio marito dice che l’intera casa, dal pianerottolo d’ingresso in poi, è diventata un cantiere permanente, e mi spiace dovergli dare ragione… Non sono stata capace di circoscrivere i lavori ad un singolo spazio alla volta, e in poco tempo mi sono veramente allargata. Che sta succedendo? Vuoto la casa 😁

Il problema è che ci vuole tanto tempo, e servono anche energie, ed io non ho molto dell’uno né delle altre. E sono ancora tanto dispersiva, soprattutto perché la testa ha ritmi diversi dal corpo. La testa pensa, vede, decide e comanda, e sa sempre come fare, le braccia devono capire e imparare (e sbagliano pure!), e sono tanto lente. Aggiungiamoci che sono in trip creativo permanente, e per me la creatività è sempre stata generatrice di disordine 😅

Premettendo che, vista la casa piccola, in passato avevo sistemato mobili contenitori ovunque, vi spiego in breve le trasformazioni in corso, stanza per stanza, e allora capirete:

– ingresso: sostituzione dei mobili (ormai vuoti) con una cassettiera costruita dal bisnonno, che però sto ancora restaurando. Nel frattempo lí sto creando un centro temporaneo di raccolta di ciò che non so se tenere o meno (mobili, valigie ecc), e di alcuni mobili che sto sistemando per trasferirli poi nella mia craft room (quello in foto  per esempio);

– scale: devono essere ridipinte e un po’ sistemate, e ho già accumulato il materiale necessario, perché prevedevo di farlo già qualche settimana fa 😒;

– pianerottolo al primo piano: ho tolto il mobile ormai inutile….e ci appoggio i vari sacchi pronti per ecocentro, Caritas ecc 😨;

– zona giorno: devo eliminare completamente il mio angolo e creativo, ma la stanza di sopra non è ancora pronta…. Molte cose sono già imballate, altre sono alla deriva, perché non hanno più il loro spazio originario (e nel frattempo, come dicevo, continuo anche a bricolare);

– camera da letto: ho vuotato i due billy che usavo come scarpiera e come ripiani aggiuntivi per il mio guardaroba, ma non posso ancora toglierli, perché prima di portarli di sopra devo dipingerli… 😱

– scale della soffitta: sono invase da scatole, scatoloni e tutto quello che ci sta.

Mi fermo qua, perché avrete sicuramente già inquadrato la situazione generale. Abbastanza disastrosa, per una che sogna anche di notte stanze vuote e pulite. Ma sono veramente fiduciosa: ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma alla fine dell’estate avrò la casa che volevo, da cima a fondo, e avrò fatto tutto io 😇

 

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Non permettere che ciò che non ti serve diventi spazzatura!

Come anticipato nel post precedente , trascorro buona parte del mio tempo libero in soffitta, felicemente (e freneticamente!) dedita a ricavare uno spazio per i miei hobby. La stanza che intendo occupare era già stata parzialmente sistemata due anni fa, ma mi sono resa conto che all’epoca avevo conservato molti oggetti rivelatisi poi inutili, o almeno non necessari. Le scarpe della foto ne sono un esempio: scarpe di mia figlia, che aveva lasciato a casa un anno prima, partendo per la sua esperienza con Intercultura, e che non ha mai più toccato. Le avessi regalate subito alla Caritas, probabilmente sarebbero state tutte utilizzabili… Due anni dopo, invece, sembrano proprio scarpe vecchie. Le ho esposte all’aria e rinfrescate, e qualcosa ho potuto salvare e portare al centro di raccolta, il resto è finito nel secco. Pare una cosa da poco, ma mi ha fatto riflettere, sento la responsabilità dello spreco di beni che sarebbero potuti essere usati ancora. Va detto che anche mia figlia, come me, è diventata molto più attenta nei suoi acquisti, privilegiando pochi pezzi di buona qualità (e di provenienza sostenibile) all’ammasso di oggetti da pochi soldi e di scarsa durata (e quindi di forte impatto sull’ambiente).

Ora la stanza è completamente vuota, e ho iniziato a selezionare nel resto della soffitta mobili e materiali che mi serviranno per renderla confortevole e soprattutto funzionale. È anche l’occasione buona per individuare gli oggetti che potrò riutilizzare in casa o nei miei progetti, pulirli e metterli da parte, e portar via invece quello che sicuramente a me non servirà più (lettino e fasciatoio per esempio!) ma potrà essere utile a qualcun altro. Ho ritrovato anche vecchi sci da fondo anni ’60 di mio padre e dei suoi fratelli…. So che un nonnino di un paese qui vicino li ricicla in oggetti d’arredo, e glieli ho portati. Lui è stato felice, e io mi sono liberata di un ingombro. E ora procedo così, con l’idea di regalare tutto ciò che ha un potenziale utilizzo per qualcun altro, senza lasciare che sopravviva dimenticato per i prossimi decenni o vada all’ecocentro. Avevo trovato e destinato all’ecocentro 4 pneumatici da neve della vecchia Panda, e invece li ha voluti una collega per realizzare dei sedili… Bello, no?

Alla prossima!

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Una stanza tutta per me (dopo un coraggioso decluttering)

Nel corso dei due mesi appena trascorsi, beatamente immersa in attività creative di grande soddisfazione (preparavo bomboniere e decorazioni per la festa di laurea di una cara amica), ho anche avuto modo di riflettere a lungo sul mio hobby, tanto amato e altrettanto trascurato. Ed ecco la sintesi delle mie riflessioni, con una premessa.

Questo blog nacque quando mi resi conto che la casa in cui vivevo era assolutamente ingestibile, soffocata da una quantità abnorme di oggetti. Non ci volle molto a capire che i miei materiali creativi, accumulati ovunque, se ne sarebbero dovuti andare dalla camera, dal soggiorno e da ogni altro spazio in cui li avevo infilati. Decisi di limitarmi alla creazione di bigiotteria (in uno spazio dedicato) e portai tutto il resto del materiale in soffitta. Lì rimase immobile fino a due anni fa, quando la mia furia declutteratrice fece piazza pulita per rendere abitabili due stanze, da offrire poi a mia figlia che rientrava da un anno in Sudamerica. In quell’occasione buttai tantissime cose, inclusa la mia meravigliosa riserva di cartoni pesanti (avevo creato mobili in cartone, per qualche anno… Un hobby fantastico!), lo stock di colori di tutti i tipi, molti dei quali ormai secchi, e svariati materiali che regalai alla vicina scuola materna. Mi sembrava, in quel momento, di aver definitivamente chiuso col più che ventennale periodo creativo, e di essere nel pieno di una nuova fase, più riflessiva e meno manuale, che mi avrebbe portato chissà dove.

Veniamo ad oggi, dunque. Avevo deciso di realizzare le bomboniere con le paste polimeriche, e mi piaceva l’idea di affondare le mani nel mio stock, senza dover comprare nulla. Ero anche felice di avere a disposizione ancora tutti i miei attrezzini, e svariati altri materiali utili per le altre decorazioni. Ero felice come sono i bambini quando giocano, e come lo sono quando ritrovano l’amichetto del cuore dopo una separazione. Ero di nuovo io, insomma 😀. Mentre creavo, però, pur contentissima di farlo, mi sentivo a disagio. Stavo mettendo disordine in casa. Mi sembrava di mandare all’aria un sistema di organizzazione faticosamente acquisito, temevo di perdere il controllo della casa e delle mie fedeli routine.

Una battuta di mio marito (“non è che presto mi ritroverò di nuovo la carta vetrata sul comodino, vero?”) mi ha messo in crisi. Si riferiva ad un episodio di molti anni fa, quando preparavo materiale per una fiera e avevo posato le mie cose su ogni superficie utile 😋. Le crisi non servono a nulla se non portano a una svolta, no? Ed eccola qui, la mia svolta: tornare in soffitta, ricominciare a cernitare, buttare e riordinare, e crearmi la mia bella craft room. La nostra soffitta è grandissima, e rimangono altre 4 stanze da sistemare, tolte le due che usa mia figlia (anche se ormai studia via, e a casa ci torna ben poco). L’idea iniziale era di regalarmi due stanze, perché accontentarsi di una? Aggiungete che ho guardato decine di video di stanze creative, su YouTube, e davvero sembra di aver bisogno di spazi enormi per contenere tutta quella roba.

Poi ho rimesso i piedini a terra. Mi sono ricordata che sono molto fiera di avere un guardaroba con pochissimi abiti, due sole borse, dei mobili di cucina con le pentole contate… L’essenziale varrebbe dunque per tutto, tranne per gli hobby? Ho rivisto, nei tanti video guardati, il piacere dell’accumulo, del possesso. Ho sentito in svariate lingue quelle frasi da me dette migliaia di volte “non so quando userò tutta questa roba, e continuo a comprarne”… Ecco Anna, mi son detta, le condizioni per avere la tua stanzetta: che non diventi un deposito di materiali, e che tu non perda di vista i tuoi obiettivi di riduzione delle spese.

Parto da qui, quindi. Ci vorrà del tempo, perché la prima fase consisterà nel riunire di nuovo (in un’altra stanza) tutti i materiali e inscatolarli, poi ci sarà da vuotare e pulire, rivedere l’isolamento, chiamare l’elettricista per aggiungere qualche presa, e poi imbiancare e posare il pavimento… Nel frattempo ho iniziato anche a recuperare, sempre negli anfratti della soffitta, mobili e mobiletti che potrebbero essermi utili. E alla fine, prima di riempirla, deciderò di tenere solo quello che mi interessa davvero, e salutare il resto. Sarà un lavoro lungo, quindi, ma entro la fine dell’estate dovrei avere il mio piccolo regno tutto mio.

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Dice il saggio “meno si fa, e meno si farebbe”

Ho avuto di nuovo l’influenza. La mia Sony e il pc hanno smesso di collaborare. È collassato il pc. Vado avanti a raccontarvi scuse -e ne ho un bel pacchetto- o passo al sodo?

La verità verissima e crudissima è che quando per qualche motivo mi fermo, poi non riparto più, ed ogni piccolo ostacolo diventa un alibi. A volte gli ostacoli sono grossi, ma ugualmente sono degli alibi, perché so benissimo come reagire, come ottimizzare il tempo, come rimediare a un impiccio ecc. So, ma dimentico di sapere.

Pur senza un vero motivo, direi che i due mesi appena trascorsi sono stati un concentrato di noia e frustrazione. Sto sicuramente pagando lo scotto del cambio di ruolo: finita l’euforia dello zero stress, è subentrato un senso di inutilità abbastanza patetico. Mi mancano le trasferte, l’agenda strapiena, l’utilizzo di tutti i neuroni +1 e così via. Il bello è che non tornerei alla vita di prima manco per uno stipendio raddoppiato, ma la mia memoria selettiva tende a rimuovere l’ammasso di litigi, colpi bassi, coltellate alle spalle e insulti da camionisti (fatti e ricevuti, beninteso) degli ultimi anni per ricordare solo la gloria, il successo, le soddisfazioni. Troppo facile così, eh?

Un bel dí di febbraio, mentre preparavo il post sul mio bullet journal, scoprii con sorpresa di non riuscire a scaricare le foto dalla Sony. Perplessità, poi ansia, panico, disperazione. Una settimana dopo il problema era risolto (da memorizzare per il futuro: gli aggiornamenti dei software non sono un elemento decorativo, pupa 😇) e io avrei potuto finalmente pubblicare il post. Ma, sorpresa, scoprii di avere un pc sordo, muto e cieco. I geni informatici della famiglia hanno lavorato duramente, regalandomi speranze subito dopo schiacciate da deludenti mazzate, e alla fine mi sarei dovuta accontentare di un pc dalla funzionalità ridotta. L’essenziale c’è, mi dissero, ma il paziente non si ristabilirà più e da un momento all’altro potrebbe andarsene per sempre.

Ricordate il mio buon proposito di eliminare tutte le spese, o almeno ridurle all’indispensabile? Ecco: qualche settimana se n’è andata per dibattere la questione… Finché un elemento meno minimalista della famiglia non ha deciso di cambiare pc lasciandomi il suo. Di seconda mano, per carità, ma sano e pieno di voglia di vivere.

Nel frattempo però mi ero ammalata. Siccome avevo già avuto l’influenza durante le feste natalizie, rifiutavo -con grande razionalità- l’idea di dovermi mettere a letto, e per qualche giorno ho finto di potercela fare con tachipirina e stoicismo, finché non mi sono schiantata.

Da lì il mio piccolo mondo pieno di doodle sogni e buona volontà ha deciso di prendersi una vacanza, promettendomi di tornare quando avessi finalmente smesso di fare la lagna (fare la piattola, si dice dalle mie parti, e il concetto rende benissimo l’idea di quanto possa essere stata gradevole da sopportare 😁).

Poi finalmente si è riattivato il mio neurone preferito, quello della creatività. Ho preparato le bomboniere di laurea per una carissima ragazza che potrebbe essermi figlia e a cui voglio un bene dell’anima, e da lì il cantiere si è allargato alla preparazione delle decorazioni per la festa ecc. Dopo la fatidica data vi mostrerò tutto. Promesso, e sapete bene quanto le mie promesse siano affidabili 😂

Torniamo a noi, ché ho ancora un problemino… Che faccio con il post sul bullet journal? Utilizzo le foto scattate a febbraio, e quindi potenzialmente posso pubblicarlo anche oggi, o vi garantisco che in settimana scatteró nuove foto, col rischio di arrivare a giugno? Molto poco onorevole, la deriva verso cui sta andando la mia capacità di gestione del tempo… Help me 😅

Oggi però c’è il sole, dopo una sequenza orrenda di settimane di gelo, neve, pioggia, nuvole, pioggia, gelo, pioggia… E quando c’è il sole la mia visione del mondo torna a colori, e io mi sento brava buona e soprattutto iperattiva 😋

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