Se quattro anni (di blog, e di vita) sembran pochi…

4 anni blogQuest’anno ho finalmente capito una cosa che pure dovevo aver intuito da sempre: agosto è il mio mese preferito. Ci sono le ferie, è caldo (o dovrebbe esserlo) e le giornate sono ancora lunghe… ma soprattutto, o forse proprio per questo, io in agosto sono sempre più ottimista, più propositiva e più determinata del resto dell’anno. Agosto è la mia pausa benessere, e spesso è il periodo dell’anno in cui do sfogo al mio bisogno di muovere le mani, per fare, disfare e rifare ancora.

Ovvio, quindi, che questo blog dovesse nascere in agosto: son passati giusto 4 anni da quel giorno, era una sfida con me stessa, avevo buoni propositi e tanta determinazione…non sono stata sempre coerente, ma ho cercato di andare avanti senza mollare mai. Ecco, l’Anna di 4 anni fa stava cercando di capire come fare ad avere una casa (e una vita) ordinate, sperava di farcela… e si sentiva sola e sperduta, nel mare magnum delle donne iperfficienti e organizzate.

Ringrazio questo blog, che mi ha permesso di conoscere tante persone speciali, e ovviamente ringrazio voi, persone speciali, che mi avete fatto compagnia, post dopo post, mi avete insegnato tantissimo e… siete ancora qui!

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Il tempo per le picole cose: la porticina sul faggio

faggio con porta.jpgNon c’è solo la soffitta, in queste irriverenti giornate d’agosto… approfitto del sole, quando si fa vedere, per godermi delle belle ore di lettura in giardino, all’ombra del grande faggio… il grande faggio.jpgLa lettura, magnifica, dei giorni scorsi mi portava a fantasticare, abbassavo il libro e lo sguardo si perdeva davanti a me… ...manca solo una porta!.jpg…per poi fissarsi, incredulo e incantato, ai piedi del faggio… lo vedete anche voi, no, che lì ci deve assolutamente andare una porta? altrimenti come ci entrano, gli gnomi, nel grande albero?

Non c’era tempo da perdere: subito, di corsa, a cercare il necessario per i lavori di falegnameria! Come al solito mi sono arrangiata con quel che avevo in casa, anche se, stavolta, c’era il problema che il materiale creativo è stoccato in svariati scatoloni in attesa di crearmi la stanzina bricolage di sopra (la fiducia non mi manca di certo!)… e allora, si fa con quel che si trova, l’importante è non perdersi in perfezionismi… Cosa serve? pezzi di legno, ovviamente, poi seghetti, colla, un po’ di vernici e colori e qualche oggetto di recupero! il cantiere è stato interrotto dall’immancabile temporale e dai tempi necessari per far asciugare la vernice, ma si tratta veramente di un lavoretto da un paio d’ore da fare en plein air🙂 l'occorrente.jpgE’ stato divertente, rilassante… e di grande soddisfazione! Mancano ancora i cardini della porta… ma arriveranno, prima o poi… forse!la porticina nel faggio.jpg

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La terza grande lezione: butta tutto quello che ti opprime, e poi starai meglio

libri gettare Dopo aver raccontato qui e qui alcune cose imparate sistemando finalmente la mia soffitta, arrivo a quello che secondo me è stato il momento più importante: l’aver capito che certi ricordi non solo non servivano più a niente, ma mi facevano stare male.

Qualche anno fa avevo intuito questa verità leggendo l’amatissimo libro di Lucia Larese, Spaceclearing: dovremmo liberarci di quegli oggetti legati ad una parte di noi che non ci piace più, o che ha sofferto molto, o che non è stata all’altezza delle nostre aspettative. Faccio un esempio personale, così butto fuori il mio rospo: tutto il materiale acquistato e prodotto per il biennio di specializzazione, mai completato e che, ovviamente, mai completerò (ammesso che esista ancora, ma ne dubito, ho preso un’altra strada da decenni!). In cuor mio sapevo da sempre che quei libri, quelle dispense e tutto il resto riempivano inutilmente degli scatoloni, ma non potevo assolutamente buttarli perchè erano rimasti ancorati alle mie aspettative dell’epoca -deluse, ovviamente, non avendo raggiunto il risultato-. Non ero pronta, ecco, e soprattutto mi illudevo che, avendoli lì, un giorno o l’altro qualcosa sarebbe successo… ma no, in questi casi non succede niente, o meglio, non succede niente di positivo. Ogni volta che salivo in soffitta vedevo quelle scatole, anche senza volerlo, e non ne ero contenta, e immancabilmente scendevo con questo vago senso di fallimento o, nell’ultimo periodo, di malessere diffuso. Al punto che io ormai trovavo ogni scusa pur di non andarci.

Anche quando ho iniziato a vuotare la soffitta ho ignorato il più possibile quelle scatole, pensando comunque che le avrei trasferite tout court in un’altra stanza, ma il giorno in cui ho finalmente messo le mani su quell’angolo infernale mi sono accorta che le mani agivano indipendentemente da me, era come se io stessi a guardare quello che facevano, le vedevo sollevare a fatica le scatole e caricarle in auto, una dopo l’altra: non le ho aperte, non ho guardato il contenuto per l’ultima volta, volevo solo buttarle il più velocemente possibile.

Da quel momento in poi i lavori sono proceduti molto più speditamente, ed è stato un piacere pulire quello spazio finalmente bonificato. Dopo di allora sono finiti nelle rispettive campane anche tutti gli altri oggetti che mi procuravano spiacevoli sensazioni, in quanto testimoni scomodi di acquisti sbagliati, decisioni infelici, dimenticanze, negligenze e così via.

E ora, finalmente, mi sento libera😀

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La seconda grande lezione: se sei indeciso tra tenere qualcosa e buttarla, buttala senza rimpianti!

ciao vecchio walkman!.jpgLa mia generazione è stata prevalentemente educata ad avere il massimo rispetto per il cibo e per le cose: non si butta niente, a meno che non sia strettamente necessario farlo. E io ora  sono più che mai convinta che questa sia la vera strada per non sprecare nessun tipo di risorsa… a condizione, però, di ridurre drasticamente quello che abbiamo (cibo o beni materiali che siano). Grande sostenitrice nella teoria, mi sono in realtà ritrovata ad acquistare, consumare e poi conservare molto più di quello di cui avrei veramente avuto bisogno (ma di questo parlerò in un altro post). Il punto è che anche le cose che ad un certo momento della mia vita erano assolutamente necessarie, poi sono diventate obsolete… senza però che io volessi o sapessi liberarmente. Questo è stato uno dei grandi errori nell’organizzazione della mia vita: ora che lo so, cerco di porvi rimedio🙂

Prendiamo il Walkman della foto: perchè era finito in soffitta (e ci stava probabilmente da una ventina di anni)? Immagino che un bel giorno abbia smesso di funzionare, o sia stato sostituito da un lettore più avanzato, probabilmente l’avrò conservato in qualche cassetto per un po’, non volendo assolutamente separarmene per il legame affettivo che ci univa, (era stato compagno insostituibile di tanti viaggi ed avventure…). Il giorno in cui poi lo tolsi dal cassetto per far posto a qualcosa, scommetto di aver pensato, di nuovo, che non potevo assolutamente buttarlo: ed  ecco che, assieme a tanti altri ‘indispensabili ricordi’ è stato ad impolverarsi per anni e anni, nell’oblio più totale. Ho riempito una decina di scatoloni di oggetti di quel tipo, senza rimpianti, ricordandomi quel che scriveva Terzani in ‘Un indovino mi disse’: “La storia dietro ogni oggetto era quel che ci sarebbe rimasto. Dell’oggetto in sé non ci sentivamo che dei temporanei custodi.” Ecco, la storia rimane, l’oggetto può andarsene…

ciao diari adolenziali! Ho eliminato anche i diari di gioventù: quanti inseparabili quaderni riempiti pagina dopo pagina, per anni, e mai più letti! Io non sono una di quelle che riguarda le cose del passato, soprattutto se molto lontano, forse perchè non ho ancora del tutto chiuso i conti con quel che avrei voluto essere e non è stato (e anche qui, comunque, qualcosa l’ho imparato vuotando la soffitta!). Ho salutato con affetto tutti quei ricordi, ho scattato qualche foto, e li ho affidati serenamente alla campana per il riciclo della carta.

Mi sono imbattuta anche in un’infinità di lettere, cartoline, appunti e schizzi… ero una grafomane appassionata, avevo amici e amori ovunque, e accumulavo scatoloni di corrispondenza di ogni tipo. Ho passato qualche ora a frugare, a caso, tra quelle cose un tempo tanto amate… e prima di lasciarli per sempre ho fotografato soltanto un messaggio di amore, quasi un simbolo di quanto siano effimeri, volatili e deliziosi gli amori giovanili… e stavolta citando Guccini (“Cencio”): Addio amico venuto dal passato per un momento appena, addio giorni andati in un soffio, amici mai più incontrati; s’ciao, giovinezza…  gianni.jpg

 

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La prima grande lezione: ogni cosa inutile che non butti adesso, dovrai buttarla poi

scatoloni di polistirolo.jpgSembra una banalità, ma sapeste quante e quante volte, svuotando la soffitta, ho giurato che non ci avrei mai più messo niente che non fosse assolutamente necessario… e quanto ho stramaledetto la mia abitudine di conservare tutto… perchè tanto c’era posto!

La soffitta è enorme, circa 200 metri quadrati, divisi in 6 stanze: ora, come avete visto, ne ho liberate 2, altre 2 sono parzialmente occupate da mobili, assi di legno e altri pezzi che potrei riutilizzare, le ultime 2, infine, hanno subìto solo una sommaria ripassata, giusto per togliere le cose palesemente più inutili… ma c’è ancora tanto da fare!

Alcuni anni fa (quando iniziai il blog) anche la mia casa era stipata, e coraggiosamente eliminai di tutto, decidendo, con convinzione, che gli 80 metri quadrati in cui viviamo dovessero rimanere il più possibile liberi: l’avere una casa piccola significa, semplicemente, che lì dentro ci devi mettere meno cose. Non ci sono altre soluzioni, e mi va bene così.

In quel periodo avevo parzialmente vuotato anche alcune stanze della soffitta, ma questo non mi ha impedito, negli anni a venire, di congestionarle nuovamente tra libri di scuola dei ragazzi, quaderni, immense quantità di scartoffie legate al mio lavoro, e poi abbigliamento dei ragazzi e di mio marito, materiale da bricolage, acquisti sbagliati, eccetera.

Eppure sapevo che stavo sbagliando… anche se, sempre, trovavo degli alibi per gustificarmi: accatastavo di sopra, per esempio, tutto ciò che avrei dovuto portare all’ecocentro (certo se questo avesse orari più accessibili… ma via, sto cercando un’altra scusa!), dicendomi che ‘alla prima occasione’ ci sarei andata.

Le occasioni per fare ciò che non hai voglia di fare non si presentano mai, se non le cerchi e non le metti in agenda: ed ecco che, alla fine, devi prenderti dei giorni di ferie e far tanti di quei viaggi all’ecocentro (facendo mediamente mezz’ora di coda ogni volta) che poi il personale ti saluta come una vecchia (e stravagante) conoscenza, e a un certo momento qualcuno ti chiede anche “ma scusi, dove le teneva lei tutte queste cose?”

(vedete la foto di inizio post? bene: quello è il polistirolo che ho tolto dalle varie scatole di pc, stampanti e ammennicoli vari, inclusi il forno a microonde comprato dai miei genitori nel ’92, il mio del ’97 e -ovviamente- i successivi… Perchè a casa mia si è sempre tenuto l’imballaggio originale, che non si sa mai… salvo poi dimenticarsene per l’eternità!)

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Di crisi, fatiche e redenzione (svuotando la soffitta) – prima parte

materiale per ecocentro

Sparita per mesi, senza dare alcuna notizia. Non si fa, non va bene. Ma ora vi spiegherò, e sono certa che mi capirete🙂

Stavo passando un periodaccio, ovviamente in piena apatia e asocialità, leggendo e riflettendo. Poi un bel giorno, ed erano i primi di maggio, ho sentito che dovevo scaricare in qualche modo le mie energie e sono salita in soffitta. Chi mi segue dall’inizio sa che quel posto era diventato, con gli anni, un antro abissale, un immenso, polverosissimo deposito di cose utili, inutili e inconfessabili, in cui, di tanto in tanto, avevo provato a mettere il naso e le mani, andandomene però quasi subito… sconfitta dgli sforzi impossibili che l’impresa avrebbe richiesto.

Non questa volta. In una sintesi fotografica vi mostro dove sono stata nascosta tra maggio e i primi di luglio, 8 settimane che, se non hanno cambiato il mondo, hanno comunque segnato la conquista del mio personalissimo K2. Mancano le foto di partenza: forse, inconsciamente, me ne vergognavo… perchè quel disastro assoluto l’avevo creato prevalentemente io, in vent’anni di accumuli quasi patologici (la foto di apertura, per dare un esempio, mostra la marea di videocassette che avevo…).

Un lavoro immane, ma non so esprimervi quanto sia stato benefico, liberatorio e necessario. Tutto quello che ho letto in qusti anni, da Marie Kondo in giù, ha trovato applicazione pratica e drastica, sia pur vuotando ‘solo’ due delle 6 stanze, (le altre hanno ricevuto una sistemata approssimativa, per ora… ma ci arriverò!)

L’idea, da sempre vagheggiata, era di recuperare spazio per la mia stanza degli hobby… poi ho pensato, invece, di creare un rifugio in cui potesse nascondersi mia figlia, che a luglio sarebbe rientrata dall’anno all’estero e che avrebbe di sicuro faticato a reinserirsi nella nostra piccola casa sui monti.  Per orgoglio, ma soprattutto perchè dovevo in qualche modo purgare le mie colpe, ho fatto tutto da sola… Ho cercato di riciclare più materiali possibili (la soffitta offre di tutto…) e di contenere le spese, per dare un senso a quel che stavo facendo, e mi sembra di esserci riuscita!

Ed ecco la rapidissima fotostoria:

  1. Non lo direste, ma qui le due stanze erano già quasi vuotate! Si comincia a vedere il pavimento libero… ...già quasi vuotata!

2. la cernita è stata drastica e senza appello. Non vi racconto la quantità di viaggi all’ecocentro, alla caritas, alla campana della carta… sempre stipando la mia utilitaria rossa! uno dei tanti viaggi all'ecocentro

 

3. e, in una ventina di giorni (tutti i weekend e ogni serata libera) finalmente avevo ottenuto uno spazio accessibile, ovviamente tutto da pulire:le due stanze

4. dopo aver guardato compulsivamente su you tube ogni possibile video sull’arte della muratura, mi sono dedicata agli intonaci… 4. intonacatura.jpg

5. …scoprendo  che è fondamentale scegliere i guanti adatti perchè la calce brucia, e fa un gran male! 6. dita bruciate dall'intonaco

6…. qui mi vedete all’opera (ho recuperato due specchi da un vecchio armadio che giaceva lì abbandonato, salvandoli dall’ecocentro) 7. e così mi vedete all'opera!

7. oltre alle pulizie di travi e soffitti ho continuato la posa dei pannelli isolanti… 8. pannelli isolanti

8. e poi, giacchè il tempo stringeva e mia figlia stava per tornare, mi sono concentrata su una stanza, con la posa del pavimento… 9. pavimento

9. e -finalmente- ho tinteggiato i rusticissimi muri (col senno di poi ho capito che sarebbe stato più saggio imbiancare prima di posare il pavimento…) 5. imbiancatura

10. ma son soddisfazioni, no? ecco l’angolo relax (sul fondo mancano le ante per chiudere il vano ripostiglio)10. angolo relax

11. e l’angolo riposo (riciclando un vecchio futon ikea che dormiva da anni in soffitta) 11. angolo riposo

12. sono arrivata qui… poi ho dovuto abbandonare il cantiere per dedicarmi a tutto il resto, ma ora approfitterò di alcuni giorni di ferie per continuare i lavori (imbiancatura e pavimento) della stanza principale, e ovviamente vi terrò aggiornati! 12. e l'altra stanza da finire!

Tutto questo lavoro, concentrato appunto in sole 8 settimane (durante le quali ho ovviamente anche lavorato, viaggiato e cercato di non trascurare troppo casa e famiglia) mi ha dato infinite soddisfazioni, e mi ha insegnato molto. E, prometto, ne parlerò nei prossimi giorni, perchè penso sia stata la parte più importante di tanta fatica!

(ps: ovviamente mia figlia è stata entusiasta della sopresa!)

 

 

 

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…e ricomincio (anche) da 50

candeleLa settimana scorsa parlavo di come il mio ‘ritorno all’ordine’ sia partito dal cibo… ma ora non posso non continuare con un altro inizio, catartico, temutissimo eppure (per fortuna) inevitabile: ho compiuto 50 anni. Finalmente… così mi lascio alle spalle questa rogna psicologicamente molto ingombrante.

Io non ho mai accettato l’idea di invecchiare. Nata di marzo, invidiavo le compagne di classe nate alla fine dell’anno perchè festeggiavano il compleanno parecchi mesi dopo di me, e poi invidiavo le due amiche nate il 29 febbraio perchè si risparmiavano 3 volte su 4 l’ansia di quella data. Ho fatto una tragedia per i 21 anni, una mezza depressione per i 30, quasi una malattia per i 40. Alcuni mesi fa, invece, ho deciso che sarei arrivata ai 50 serena, rilassata e soprattutto preparata.

Ho preso alcuni giorni di ferie ed ho organizzato attività che mi piacevano, mi sono messa al centro dell’attenzione, mi sono fatta dei bei regali (come questa collana speciale realizzata da un bravissimo artigiano)africae ho ricevuto attenzioni, coccole e regali davvero inaspettati. E’ stata una ricorrenza vissuta consapevolmente e positivamente e ne sono stata contenta. Caspita, è vero che ho 50 anni… ma perchè dovrei lamentarmi? Ne ho ancora tanti davanti… e potrò fare un sacco di cose, la maggior parte delle quali dipenderà da me. Quindi mi rimbocco le maniche… e vado avanti!  Non ho fatto bilanci ma solo progetti, e ho aperto il cassetto dei sogni, approfittandone per fare un po’ di pulizia anche lì!

e a proposito di sogni, mi hanno regalato la macchina fotografica che desideravo da tempo… ora non ho più scuse e forse riuscirò a riesumare l’altro blog!🙂

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